Il Tirreno

Pisa

Provincia nel limbo però trova i soldi per i lavori a scuola

di Gianluca Campanella

A corto di risorse per i tagli, l’ente di piazza Vittorio è costretto a fare salti mortali per garantire ciò che ancora gli compete

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PISA. Non dovevano sparire? Le Province sono vive, ma non vegete: dal 12 giugno scorso il consiglio provinciale è stato sciolto per legge, presidente e giunta continuano a lavorare gratis per l’ordinaria amministrazione e per gli atti urgenti e indifferibili; ma Stato e Regioni non hanno ancora deciso nel concreto quali competenze prendersi, cedere o lasciare a questi enti destinati alla trasformazione. E così le Province fanno tutto quello che facevano prima, ma con molti meno soldi. Quella di Pisa aveva impegnato 614.304 euro per la manutenzione straordinaria delle scuole, che serve: è noto lo stato dell’edilizia scolastica, dovuto all’altissima età media degli immobili. Allora, tra aprire l’anno scolastico con pericolo per le persone o rischiare il dissesto economico, la Provincia ha scelto la seconda strada: fresca di stampa, sei giorni fa la determina 3259 ha trovato 200mila euro per una parte degli interventi.

Dove li ha presi? Giuliano Palagi, direttore generale dell’ente pisano, ricorda che «a luglio abbiamo fatto un intervento importante con la variazione del bilancio e compensato non solo i minori trasferimenti dallo Stato, ma anche i maggiori fondi che addirittura adesso l’amministrazione centrale chiede agli enti locali».

Le coperture sono affidate alla valorizzazione dell’ex tenuta Gaslini (Palaia e Peccioli) e all’alienazione di alcuni terreni a Pisanova che sono andati al Comune. In più c’è una spending review interna che sta davvero raschiando il fondo del barile. D’altronde i soldi servono: chi paga la sistemazione dei platani sul viale D’Annunzio? E la corrente dei lampioni sulle strade provinciali? A spulciare l’albo pretorio c’è un brulichio di determine negli ultimi giorni e sono tutte ordinaria amministrazioni o atti urgenti, appunto. Sia chiara una cosa, commenta però Palagi: «Il presidente Andrea Pieroni consegnerà al suo successore i conti in ordine».

Il dissesto è sì possibile (probabile), ma non per l’eredità che prenderanno in carico i futuri rappresentanti di una Provincia non più eletta dal popolo sovrano, quanto per gli ulteriori e futuri tagli: le ultime news che arrivano da Roma parlano di un 2015 con 4 milioni in meno rispetto ai già pochi che erano rimasti.

Dal governo, invece, continua a non arrivare quel decreto attuativo che sarebbe l’eutanasia e finalmente metterebbe uno stop alle sofferenze: la nuova, futura e definitiva divisione delle competenze. Il prossimo incontro della Conferenza Stato-Regioni è in calendario per l’11 settembre e quel giorno forse ne sapremo di più. Quel che è certo (forse) è che il 12 ottobre tutto dovrà essere definito: la riforma Del Rio dava tempo fino al 28 settembre per eleggere la nuova composizione dei consigli (sarà un voto di secondo livello, riservato ai rappresentanti istituzionali eletti in passato, senza convocazione delle urne per tutti). Per ora è arrivata la prima proroga di due settimane e le vecchie giunte continuano a boccheggiare.

L’unica buona notizia in questo scenario preoccupante è che i 478 dipendenti della Provincia di Pisa non rischiano il posto: un lavoro avviato nel 2007 li ha trasformati tutti in “tempo indeterminato” e saranno ricollocati eventualmente in altri enti pubblici, ma nessuno sarà licenziato. Diverso è il discorso dei dirigenti: erano 25 all’inizio del primo mandato di Pieroni, oggi sono stati ridotti a 12 di cui 8 a tempo determinato (articolo 110 del Testo unico sugli enti locali). La legge dice che con la riforma delle Province esiste un limite del 30% di conferme rispetto al totale di quelli previsti in pianta organica: in pratica, ne potranno essere ripresi solo tre.

La conclusione di Palagi è in agrodolce: «Siamo pronti per il passaggio di consegne. Lasceremo una situazione difficile, ma di tenuta. Poi, è ovvio, a livello gestionale chi verrà deciderà» se proseguire in continuità o cambiare tutto. La speranza è che oltre alle risorse, Regione e Stato si faranno carico anche dei mutui legati alle competenze che saranno prese.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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