Il Tirreno

Pisa

«Meno code al pronto soccorso la riorganizzazione funziona»

di Gianluca Campanella
«Meno code al pronto soccorso la riorganizzazione funziona»

Il Tribunale dei diritti del malato promuove per ora gli interventi decisi dall’Azienda ospedaliera e aspetta settembre per un giudizio definitivo, ricordando che si poteva fare tutto prima

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PISA. Il pronto soccorso di Cisanello funziona, le code si sono ridotte e per ottenere questo risultato è bastato un piccolo cambiamento organizzativo; lo nota il Tdm, Tribunale dei diritti del malato, che alla soddisfazione per «l’assenza di code all’ingresso, nessuna (quasi) barella nei corridoi e personale sereno» aggiunge due considerazioni: si poteva fare prima e vedremo che succede a settembre quando ci sarà più gente.

L’antefatto è noto: sovraffollamento e attese infinite, anche per colpa di chi va in ospedale per una patologia cronica che potrebbe risolvere con i medici di base e per i tantissimi di province vicine che scelgono Pisa, pur avendo strutture per loro più facili da raggiungere.

Il Tdm, organismo di tutela dei cittadini ideato dal movimento Cittadinanzattiva, ad agosto è andato più volte a verificare la situazione; e il presidente della sezione di Pisa, Andrea Possenti, nota che «rispetto al passato, in analoghi periodi dell’anno, la situazione è nettamente migliorata». La svolta è stata raggiunta con alcune operazioni logistiche a costo quasi zero: l’accorpamento dell’Osservazione breve intensiva, l’aggiunta di due postazioni di visita, la sperimentazione della prima cellula di sette postazioni (ne saranno quattro a regime; prima esisteva un corridoio unico con oltre venti pazienti da sorvegliare) e la verifica in tempo reale delle dimissioni dai reparti.

L’ultimo intervento citato è quello più d’impatto: sembra «pura gestione, ma è stato determinante», dicono Possenti e Massimo Giuliani, operatore del Tdm. Fino a poco tempo fa, il medico che firmava le dimissioni aspettava di avere un pacco di carte per evadere le pratiche tutte insieme: così, se un dimissionando poteva uscire alle 8 del mattino, capitava a volte che dovesse aspettare mezzogiorno, occupando un letto. Un posto in meno dentro, significa una persona in più fuori in attesa.

Il Tdm ricorda episodi controversi: nel 2012 un paziente del pronto soccorso è morto prima che si riuscisse a trovare un letto in reparto; l’anno dopo un ottantenne in codice rosso ha atteso quasi venti ore in barella. Possenti su quell’episodio aggiunge: «Il letto era pronto tre ore prima, ma non si sapeva per malintesi tra Pronto soccorso e clinica». Ecco, tutto questo ora non succede più, perché i medici firmano quasi in tempo reale e, soprattutto, esiste un’unità con tre addetti informatici che gestisce la situazione di tutte le cliniche, coordinandosi anche con le associazioni di volontariato. Infatti alcuni dimessi hanno bisogno del trasporto in ambulanza: prima si aspettava che ce ne fosse una libera, ora l’unità ha il “potere” di prenotare il mezzo in anticipo.

Conclusione: «Forse avevamo ragione a sollecitare una migliore organizzazione dell’esistente, invece di accettare che la colpa fosse solo della mancanza di mezzi o personale». Che comunque servono: «I miglioramenti sostanziali promessi entro agosto dal direttore generale e sostenuti dalla regione non sono ancora stati realizzati del tutto – commenta Possenti – e a settembre vedremo come andrà davvero».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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