Gioco
Un barista no slot: «Non voglio vedere la gente rovinarsi»
PISA. #toscananoslot. Alla campagna del “Tirreno” contro le macchinette mangiasoldi partecipa anche Marco Forti, titolare del Cafè Ippogrifo in via dell’Aeroporto 37. «Per circa un mese - racconta...
PISA. #toscananoslot. Alla campagna del “Tirreno” contro le macchinette mangiasoldi partecipa anche Marco Forti, titolare del Cafè Ippogrifo in via dell’Aeroporto 37.
«Per circa un mese - racconta Marco Forti - ho avuto nel mio bar delle slot machine, ma me ne sono sbarazzato perché non è corretto, dal punto di vista etico, tenerle. E' triste assistere alla rovina di una persona per via di una macchina mangiasoldi».
«In sé e per sé - prosegue Forti - giocare è fondamentale perché aiuta a vivere meglio. La fantasia e il gioco hanno anche funzione terapeutica, insegnano a stare bene con gli altri e a difenderci da ansia e insicurezze. Per il giocatore sano non è importante vincere o perdere, ma distrarsi e trascorrere piacevolmente del tempo libero. Quando il gioco, però, diventa un vizio produce una dipendenza che deve essere curata. In Italia ci sono migliaia e migliaia di malati, tutti con la stessa diagnosi: ludopatia. Le slot machine hanno spesso nomi esotici che fanno pensare a paradisi lontani. Il malato inserisce una moneta da due euro e preme il bottone, sperando che la sua vita possa cambiare in un momento. Invece succede che la sua vita termina proprio lì, di fronte al desiderio di vedere tre simboli allineati, mentre i soldi che aveva in tasca finiscono. Si è giocato tutto, l'intera vita».
Secondo il titolare del Cafè Ippogrifo, «quello della ludopatia è un tema su cui vanno sensibilizzati i cittadini. L'Italia è indietro nell'affrontare un fenomeno che aiuta lo Stato a fare cassa, ma spesso non fa notizia. Dunque, è importante che se ne cominci a parlare», come appunto sta facendo “Il Tirreno”.
«La slot - sono ancora parole di Forti - è fonte inesauribile di problemi perché la persona che gioca vuole vincere a tutti i costi. Ho sentito casi di persone affette da attacchi di rabbia perché la macchinetta non dava soldi, o perché si bloccava o perché ad orario di chiusura l'utente incallito era invitato ad abbandonare la sua postazione».
«Mi auguro- conclude il titolare- che grazie alla campagna #toscananoslot si smuova qualcosa. Una volta il gioco era divertimento. Oggi è disagio e solitudine. È necessaria, dunque, non solo la riduzione dei luoghi in cui si gioca e del numero delle macchinette mangiasoldi, ma anche un ritorno a quella spensieratezza che un tempo contraddistingueva il gioco».
Gaetano Di Carlo
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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