Sicurezza
L’Arpat: chi sgarra chiude subito
Per l’Agenzia ambientale non è pensabile utilizzare strade diverse
PISA. L’Arpat di Pisa, Agenzia regionale per la protezione ambientale, trae spunto dalla recente chiusura del circolo Pagoda di Riglione, per spiegare come funzionano i controlli acustici sui locali e per garantire l’assoluta correttezza delle procedure seguite.
Il punto fondamentale è che in provincia ci sono centinaia di realtà che producono rumore, mentre i controlli sulle emissioni sono in numero limitato per vari motivi: un po’ per le risorse, ma soprattutto perché essi partono su richiesta del Comune, che si attiva dopo che i cittadini disturbati dall’inquinamento acustico presentano esposti. Risultato: nel primo semestre del 2014 i controlli sono stati solo poco più di una decina.
L’Arpat pertanto fa notare che, per essere efficaci nel garantire la salvaguardia delle persone, occorre che i controlli che rilevano irregolarità siano effettivamente sanzionatori: in pratica, se un locale sgarra, si dispone subito la sua chiusura; non è pensabile andare dal titolare e invitarlo in modo bonario ad abbassare il volume. A maggior ragione se si tiene presente che nel corso dei rilevamenti fonometrici eseguiti presso l’abitazione del cittadino disturbato, gli operatori effettuano la registrazione dei livelli sonori presenti, memorizzandoli con strumenti adatti: i dati acquisiti sono elaborati e validati in seguito in laboratorio. Nel corso dell’indagine strumentale, quindi, non è possibile la contestazione immediata per un superamento che non è stato ancora certificato.
Nel caso specifico della Pagoda, inoltre, l’Arpat ricorda che la stessa autocertificazione del locale, prevista dalla legge, citava il «difficile l’equilibrio tra l’esecuzione delle attività musicali del Circolo e le esigenze dei cittadini»: prova che quello del 2014 non sia stato il primo sforamento. Infine che il Comune, sulla base delle analisi svolte, aveva ordinato di «interrompere immediatamente le emissioni sonore prodotte».
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