Il Tirreno

Pisa

«Marco sacrificò la vita, silenzio imbarazzante da chi fu salvato»

di Sharon Braithwaite
«Marco sacrificò la vita, silenzio imbarazzante da chi fu salvato»

A dieci anni dalla morte di Verdigi, l’appello ai genitori dei due bambini strappati alle onde: ricordate quel gesto

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MARINA DI PISA. Nel giorno della commemorazione (21 agosto) della morte di Marco Verdigi, Paolo Ghezzi, vicesindaco di Pisa con delega al litorale, ha invitato le famiglie dei bambini salvati dal giovane ventitreenne di San Martino Ulmiano a farsi avanti. «Vorrei fare un invito a chi per questi dieci anni è stato in silenzio. Non c'è bisogno di atti pubblici, ma di un atto di onestà interiore. C'è il dovere civico di conoscere la realtà dei fatti e di agire di conseguenza. È necessario dare onore a chi lo merita, cioè a chi oggi consente ad altre famiglie di godere dell'affetto di ragazzi allora adolescenti: se non ci fosse stato Marco, oggi noi saremmo qui a piangere la loro morte».

Sono parole che hanno commosso le molte persone presenti alla cerimonia, iniziata con la messa celebrata dal vicario generale dell'arcidocesi di Pisa, monsignor Antonio Cecconi, davanti allo scoglio dove si consumò la tragedia e al monumento dedicato a Marco. Presenti anche il sindaco di San Giuliano Terme Sergio Di Maio e l'ex sindaco Paolo Panattoni, oltre agli esponenti delle autorità civili e militari.

Ghezzi ha anche annunciato che con una delibera di giunta comunale dei primi giorni di agosto è stato intitolato il Largo di fronte al monumento a Marco Domenico Verdigi. «Quest'area sarà rimessa a posto nei prossimi mesi e inaugurata nel giorno del compleanno di Marco, a novembre - ha detto il vicesindaco - Quel giorno sarà solo un momento di gioia. Abbiamo messo a punto due progetti che confronteremo con la Sovraintendenza. Sicuramente ci sarà un albero centrale, una metafora della vita, che rappresenta Marco e il significato della scelta. Ognuno di noi, prima o poi, si trova in un momento in cui non c'è tempo di riflettere, ma solo di esprimere ciò che siamo. Alcuni avrebbero agito come Marco, altri forse no. Ecco quell'albero rappresenta la capacità, la voglia e il dovere di fare la cosa giusta nel momento giusto, anche se è rischioso. Quell'albero lo si può abbracciare o ci si può nascondere dietro. Facciamo in modo che la nostra comunità possa crescere senza nascondersi dietro all'albero».

Ghezzi è stato preceduto dall'intervento di Antonio Cerrai, della Croce Rossa Italiana. «Il gesto di Marco ha dato il futuro a due bambini, ma ha sottratto a lui stesso ciò che in vita voleva realizzare; tuttavia, ha anche sottratto alla famiglia e agli amici la serenità e la soddisfazione di vederlo realizzato nella vita, come ogni genitore vorrebbe per il proprio figlio. Quei sette lunghi giorni di ricerca del corpo - ha proseguito Cerrai -, hanno fatto comprendere alle istituzioni intervenute la necessità di collaborare insieme e di pensare ad un sistema di allarme e protezione delle spiagge più a rischio del litorale. Questo lo dobbiamo a Marco, ma anche a Carlo e Andrea».

Alla fine della cerimonia, un rappresentante della famiglia Verdigi ha ringraziato i presenti e gli organizzatori, le forze dell'ordine e di soccorso in mare, la Croce Rossa.

Nella foto un momento della commemorazione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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