Il Tirreno

Pisa

La mosca olearia mette ko la produzione dell’olio

di Pierluigi Ara
La mosca olearia mette ko la produzione dell’olio

A causa del maltempo e degli oliveti abbandonati, l’insetto ha infestato le piante Le percentuali fornite dalla Regione sono drammatiche: a San Giuliano il 62%

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SAN GIULIANO. La prossima produzione dell’olio, riferita al monte pisano, sarà la peggiore degli ultimi anni. «Un disastro», «peggio non potrebbe andare», «da decenni non succedeva una cosa del genere»: discorsi in libertà di addetti ai lavori dettati da amarezza e delusione.

«Saremo tutti più poveri», commenta con realismo Valerio Piga, un operaio che da sempre lavora nel settore. «Anche nell’alta Valgraziosa – spiega Valerio – nella zona dove l’olio viene classificato il migliore, gli alberi stanno spogliandosi delle olive perché bacate».

Se la campagna olivicola 2013 era stata caratterizzata da un massiccio attacco di mosca olearia, quella 2014 si presenta peggiore. Serena Nizzoli, dell’azienda agricola “L’oro del colonnello”, dottoressa in scienze agrarie ed esperta olivicoltrice, delinea la situazione: «Le cause di un così eccezionale attacco dell’insetto sono da addebitarsi a varie concause, in primis al cambiamento climatico. Poi l’aumento delle olivete abbandonate per mancanza di redditività, difficoltà nel reperimento di forza lavoro. Si aggiunga la carenza di risorse per finanziare la difesa fitosanitaria in larga scala. Ciò comporterà minore produzione e maggiori costi agrocolturali: fattori questi che si ripercuoteranno inevitabilmente sul prezzo finale dell’olio extravergine».

Per quanto riguarda l’agroambiente, il servizio fitosanitario della Regione Toscana fornisce i dati percentuali sull’infestazione della mosca olearia: San Giuliano 62%, Calci 48%, Vicopisano 38%, Buti 48%. A Vecchiano, secondo gli esperti, la percentuale sarebbe sul 70%. E siamo a due mesi dal raccolto.

«Con le giornate piovose e poi con la temperatura che non ha mai superato i 32° - riprende Serena Nizzoli – è mancato anche l’effetto termico, capace di influenzare l’ovodeposizione della mosca olearia, che invece ha trovato le condizioni favorevoli per svilupparsi rapidamente. In poche parole, potremmo ritrovarci al raccolto con ben quattro generazioni di mosche le quali hanno flagellato le olive, per altro adesso in un’annata di scarica». Il quadro risulta drammatico. Numerosi gli olivicoltori che hanno già detto che non effettueranno neppure il raccolto, altri hanno messo in vendita l’oliveta, altri l’hanno già abbandonata da tempo. Tanto per citarne una, quella storica dei Raggi Scerni, di Asciano. «Il futuro della nostra olivicoltura – conclude Serena Nizzoli – è sempre più fosco. C’è anche il danno per il paesaggio nell’ambito del progetto di sviluppo del turismo del nostro territorio».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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