Italia
«Non andare al mare, meglio che tu dorma»
L’intervista della mamma Carla poche ore dopo la disgrazia: «Era speciale, il Signore l’ha voluto con sé»
«Marco era un ragazzo speciale, forse per questo il Signore me l'ha portato via. Siamo disperati, come potremo vivere ancora senza di lui?» Se lo chiede fra i singhiozzi la mamma di Domenico Marco Verdigi, il ragazzo sparito nelle acque in tempesta dopo aver soccorso due bambini in difficoltà nel tratto davanti al bagno Gorgona, a Marina. Era figlio unico quel ragazzo dagli occhi chiari e dai lunghi capelli biondi. Viso d'angelo, fisico atletico, un sorriso accattivante, un carattere solare. Avrebbe compiuto 24 anni a fine novembre.
«Non lo dico perché era mio figlio - aggiunge la mamma, Carla Dragenovic, croata, a Pisa da una vita - ma tutti lo sanno, i suoi amici possono dirlo, era generoso e gentile».
«Era un figlio affettuoso e rispettoso, che si accontentava di tutto, di un pullover costoso o di un jeans del mercato, che sapeva sorridere alla vita. Siamo straziati da dolore Aspettiamo solo che il mare ci ridia il suo corpo. Vogliamo portarlo vicino a noi, al cimitero di San Martino ad Ulmiano. Invece sono troppe notti che devo lasciarlo qui, senza sapere dove sia». La signora Carla Aspetta al bagno Gorgona, col marito Andrea, la sorella Mira, la cognata, Fiorella. «Ho bisogno di parlare di lui, in questo modo mi sembra di averlo ancora qui e sento proprio il bisogno di dire che ragazzo speciale fosse il mio».
Signora Carla, qualcuno dei familiari dei bambini salvati si è fatto vivo con voi, vi ha ringraziato?
"So che lunedì sera è arrivata una telefonata a casa di mia suocera: ha risposto mia nipote. Pare che fosse la mamma di uno dei bimbi, ringraziava, era dispiaciuta. Ma dico la verità: se questa telefonata fosse arrivata subito, sarebbe servita ad alleviare il mio dolore. Oggi non mi tocca più di tanto...
Dicono che Marco fosse un ottimo nuotatore....
"Espertissimo. Glielo avevo insegnato io, che so nuotare molto bene. Ho cominciato a portare mio figlio in spiaggia, a casa mia, in Croazia, in fasce, ed ho continuato a farlo fino a quando aveva 19 anni. Non lo lasciavo mai. Per questo vorrei dire ai genitori, di stare attenti ai loro bambini. Non si mandano i bimbi in spiaggia con quel mare...".
Marco aveva imparato a nuotare da lei?
«Ho iniziato a dargli lezioni sul serio quando aveva 16 anni, perché sapeva nuotare, ma non era espertissimo. Poi mi ha superato. Siamo distrutti...».
Signora, cosa è accaduto quel giorno?
«Marco mi aveva lasciato un biglietto sul tavolo. Mamma, c'era scritto, svegliami alle 10. Era in ferie. Dopo la terza media lavorava in una carrozzeria. L'ho svegliato e mi ha detto che voleva andare a mare, ma il tempo era brutto. Torna a dormire, l'ho pregato. Ma il cellulare non ha fatto che squillare: erano gli amici ed è andato in spiaggia con Fabrizio e Melissa, due ragazzi bravissimi. È stata Melissa a chiamarmi mentre stavo scaricando la spesa che avevo appena fatto. Vieni a Marina, mi ha detto, a Marco è successo qualcosa di terribile. Abbiamo iniziato ad urlare dall'angoscia, ma arrivati lì abbiamo capito che tutto era finito. Era bello come un attore, le sue amiche mi raccontavano che in discoteca era corteggiatissimo. Giocava al calcio, andava in palestra, sciava. Ora aveva deciso di fare il militare...»
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