Il Tirreno

Pisa

Rischio deflazione Anche Pisa ora preoccupa

di Sharon Braithwaite
Rischio deflazione Anche Pisa ora preoccupa

Le associazioni dei commercianti: il calo dei prezzi indica l’urgenza di avere contanti e acuisce la crisi

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PISA. Lo spettro della deflazione aleggia anche sulla nostra città. L'Istat ha diffuso cifre preoccupanti riguardo il calo dei prezzi in dieci grandi città italiane, ma anche i dati forniti dalle associazioni di categoria e dalla Camera di Commercio di Pisa sono poco rassicuranti.

Nella tabella qui accanto riportiamo la variazione dei prezzi all’ingrosso di alcuni prodotti agro-alimentari, rispetto al luglio 2013, rilevato dall'indagine camerale.

«Secondo i primi rilevamenti del nostro osservatorio, potremmo essere in deflazione con un calo medio dei prezzi dello 0,1% già a partire dal mese di agosto. Ad influire soprattutto i beni alimentari, per la cura della casa e della persona che diminuiscono a luglio dello 0,6% sul 2013 con il calo più marcato da quasi 17 anni (agosto 1997)».

Queste le stime di Marco Sbrana, direttore di Confesercenti Toscana Nord, che non nasconde la sua preoccupazione: «Continuano a calare i prezzi dei beni alimentari anche su base mensile con un -0,9% a luglio rispetto a giugno e un -0,6% su base annua: particolarmente forti i ribassi mensili della frutta fresca, che segna -9,2%, e dei vegetali freschi (-3,9%) sui quali incidono fattori di natura stagionale. Se continuiamo così, il tasso potrebbe essere sotto lo zero già ad agosto - ha spiegato Sbrana -. Navighiamo, insomma, ai margini della deflazione. É un segnale serio dell'estrema debolezza dei consumi: le famiglie italiane sono ancora in difficoltà e la spesa non riparte».

Sulla stessa lunghezza d'onda Federico Pieragnoli, direttore di Confcommercio Pisa: «La tendenza negativa dell'andamento dei prezzi dura da quattro anni e non ci sono segnali di cambiamento. I numeri parlano chiaro, la gravità della situazione è innegabile».

Entrambe le associazioni puntano il dito sull'eccessiva tassazione delle imprese.

«Spiragli positivi arrivano solo dall'abbigliamento, complici i saldi, ma è davvero troppo poco. Tutto è nelle mani del governo che deve agire subito per scongiurare definitivamente il pericolo di precipitare in una spirale deflattiva, che renderebbe insostenibile il debito pubblico italiano, provocherebbe pericolose aree di nuova povertà, causando nuove chiusure di impresa e il conseguente aumento della disoccupazione. Dobbiamo intervenire sulla carenza di credito e sull'eccesso di pressione fiscale, che penalizza investimenti e consumi - ha aggiunto Sbrana -. I commercianti hanno ormai costi di gestione insostenibili, a cominciare dalle imposte sui rifiuti e sul suolo pubblico. Hanno bisogno di liquidi per pagare affitti e bollette, e quindi sono costretti a ridurre i prezzi ed i margini pur di incassare. Ma continuando così, le imprese muoiono. Il dato delle chiusure in città nei primi sei mesi dell'anno è a dir poco preoccupante».

«È necessario che l'amministrazione, gli enti e le associazioni si siedano a un tavolo per stabilire i provvedimenti da intraprendere - ha dichiarato Pieragnoli - Finora non c'è stata concertazione col Comune, basta pensare alla vicenda della Cosap (la tassa sull'occupazione del suolo pubblico ndr): nel 2013 vigeva l'abbattimento del 50%, quest'anno no. Altra nota dolente è la tassa di soggiorno, ma di ulteriori esempi ce ne sarebbero molti altri. Gli amministratori comunali dimenticano che sono stipendiati anche dalle imprese, che adesso sono al collasso. Se chiudono i negozi, chi finanzierà gli inefficienti carrozzoni della burocrazia?».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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