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Pisa

Rambo e quella fuga da film comico in Arno

Rambo e quella fuga da film comico in Arno

I due fratelli Ahmetovic si sono lanciati nel fiume e hanno chiesto anche un passaggio a un battello

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PISA. Rambo ha il fisico degno del suo nome, ma il nuoto non fa per lui. Ci ha provato. Come via di fuga quella di tuffarsi in Arno non è stata un’opzione vincente. Mercoledì, verso le 14, lui con il fratello Emin e l’amico Jasmin Halilovic, sul lungarno Sonnino hanno fatto una scelta che li ha portati in carcere. Almeno per il ponte di Ferragosto.

Se lo sono sudato quell’arresto i carabinieri, aiutati in alcuni frangenti dalla polizia e dai vigili del fuoco che hanno messo a disposizione un gommone per l’“inseguimento” acquatico. Quando i tre rom hanno visto la gazzella del nucleo radiomobile sapevano di non poter giustificare il possesso di quei dieci trolley che poco prima erano su tre auto e un camper di stranieri. E allora hanno deciso di sganciarsi dall’auto con la refurtiva e fuggire verso il ponte di Solferino. Halilovic ha iniziato a correre per le viuzze del centro attraverso il vicolo Balduinetti. I due fratelli Ahmetovic hanno preferito l’Arno prolungando la fuga solo di un paio d’ore.

La cronaca dell’inseguimento sembrava la sceneggiatura di un film d’azione al quale hanno dato un contributo anche i passanti, pronti a fornire suggerimenti ai militari sugli spostamenti dei due “bagnanti”.

Emin e Rambo si sono tuffati tentando di raggiungere il Lungarno Simonelli. L’acqua non deve essere il loro habitat naturale e a metà del guado hanno iniziato ad annaspare. Allora sono tornati indietro, al punto di partenza. Solo che nel frattempo un appuntato dell’Arma era salito a bordo di un gommone dei vigili del fuoco per scendere in acqua a caccia dei fuggitivi.

Negli stessi minuti, poco distante, un brigadiere del radiomobile ha visto Halilovic correre in via Niosi. Jasmine è stato bloccato mentre cercava di nascondersi sotto una tettoia. Al momento del fermo ha iniziato a piangere. Due storie in parallelo che di lì a poco avrebbero avuto lo stesso finale.

I fratelli si sono lanciati di nuovo in Arno cercando di raggiungere un battello turistico dove sono saliti chiedendo aiuto. Dalla sponda del fiume, però, il carabiniere ha chiarito al conducente del mezzo chi erano i due “naufraghi” e lo ha invitato a portarsi allo scalo dei Canottieri. Quando il battello ha invertito la rotta per dirigersi di nuovo verso il Ponte di Mezzo, Emin e Rambo sono scesi cercando di poter risalire nascondendosi tra la vegetazione e poi sulle spallette.

Scene da guardie e ladri a cui hanno assistito decine di passanti, alcuni dei quali stranieri. Qualcuno suggeriva ai carabinieri le mosse da braccati dei fuggitivi lungo le sponde. Verso le 16 l’inseguimento è arrivato alle battute conclusive.

L'appuntato sul gommone dei vigili del fuoco ha avvicinato i fratelli Ahmetovic, ormai stremati, e li ha fatti salire a bordo. Il passaggio successivo è avvenuto allo scalo dei Canottieri dove sono stati ammanettati dagli altri militari arrivati sul luogo dell’approdo finale.

Uno dei fratelli ha lamentato un malore che poi si è rivelato una cosa da niente. Il film degli arresti ha avuto un epilogo da rabbia popolare. Il trasbordo dal gommone alle auto di servizio ha trasformato i due da fermati a protetti. Se non era per le forze dell’ordine la folla sarebbe arrivata a linciarli in prenda a un’ira rimasta, però, solo verbale.

Urla e insulti contro i rom, anche ai finestrini delle macchine dove erano seduti i due fuggiaschi rimasti a testa bassa. Le auto che sgommano verso la caserma. Scorrono i titoli di coda sulla fuga da barzelletta di Rambo e di suo fratello.(p.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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