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Pisa

Franchising senza utilità, lo salva il giudice di pace

di Antonio Scuglia
Franchising senza utilità, lo salva il giudice di pace

PISA. Aveva firmato un contratto di franchising affiliandosi a una ditta di Londra per vendere un’acqua “griffata”, ma si è ritrovato con un pugno di mosche in mano. Non solo: si è visto recapitare...

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PISA. Aveva firmato un contratto di franchising affiliandosi a una ditta di Londra per vendere un’acqua “griffata”, ma si è ritrovato con un pugno di mosche in mano. Non solo: si è visto recapitare anche un decreto ingiuntivo per 2mila euro più le spese. Alla fine un cittadino originario di Massarosa si è rivolto al giudice di pace di Pisa, che ha annullato il decreto e ha condannato la controparte a circa 1300 euro di spese legali (sentenza 567/14, magistrato Ermanno Sanzo).

L’uomo, difeso dagli avvocati Stefania Rustici e Valentina Lugeschi domiciliati nell’occasione a Pisa nello studio Tortorici), chiedeva l’annullamento del contratto di affiliazione vantato dalla ditta inglese controparte in quanto privo dei requisiti distintivi propri del contratto di franchising.

Secondo quanto emerge dalla sentenza, l’azienda ha “venduto” all’italiano uomo solo il logo della bevanda in quanto in realtà non ha garantito altro in relazione ai prodotti dalla stessa commercializzati. La Società affiliante non ha trasferito nessun know-how al suo affiliato essendo il suo marchio "sconosciuto" e quindi tale da non poter essere utilizzato per giovarsi del suo prestigio. «Per capirci - dice il giudice - la Società ha trasferito solo il logo, poi ha fornito al suo affiliato alcuni opuscoli e materiale pubblicitario già in suo possesso. Non vi è alcun prodotto da distribuire in esclusiva», nel senso che l’uomo avrebbe avuto l'esclusiva soltanto dei prodotti commercializzati dalla ditta, indipendentemente dal fatto che per altri canali supermercati e altri negozi, diversamente, avrebbero potuto ricevere, come in realtà è avvenuto, gli stessi prodotti pagandoli meno e quindi rivendendoli a prezzo inferiore. «Cioè il malcapitato … attratto "dall'esclusiva" del prodotto lui affidato si è ritrovato in mano un pugno di mosche, tant'è che l'acqua che gli era stata consegnata e che ha pagato fino all'ultima bottiglia, l'ha dovuta consumare per la sua famiglia, perché non concorrenziale né nel prezzo né nella qualità, in quanto distribuita anche dai supermercati della zona».

Di qui la revoca del decreto ingiuntivo e l’annullamento del contratto, che libera il ricorrente da un debito ritenuto del tutto ingiusto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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