Il Tirreno

Pisa

Dopo 70 anni i dromedari riappaiono a San Rossore

di Carlo Venturini
Dopo 70 anni i dromedari riappaiono a San Rossore

Tre esemplari (due femmine e un maschio) sono stati consegnati dagli scout La donazione è avvenuta ai piedi della Torre fra centinaia di turisti incuriositi

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PISA. Pare una roba da circo, ma non lo è. Sono arrivati i tre dromedari donati dagli scout dell'Agesci al Parco di San Rossore. Come star hollywoodiane, i dromedari si sono fatti anche la passerella sotto la Torre con una sciarada di flash di centinaia di turisti attoniti ed il vice sindaco Paolo Ghezzi e il segretario della Primaziale Gianluca De Felice, ad accoglierli. Mancava solo Friedrich Nietzsche visto che fu lui il primo a parlarne nelle sue memorie del viaggio in Italia.

Il circo a San Rossore? Tutt'altro. Il direttore del Parco Enrico Gennai si è fatto immortalare sotto la Torre con dromedari (veri) sorridenti alle sue spalle, mentre stringeva tra le mani una foto dei primi anni del 900 che ritraeva dromedari allo stato brado in quel di San Rossore. «I dromedari sono una presenza storica nel parco già dal 1642 ed infatti verranno alloggiati nelle stesse strutture che già li custodivano nell'800, strutture poste in località Boschetto». Dopo il mucco pisano (in via d'estinzione e salvato da Parco ed Università), ecco ora il ritorno dei dromedari a cui spetterà portare a spasso i visitatori del parco e ripulire spiagge. Non sono dunque dei villeggianti.

«I dromedari possono sopportare carichi fino a cinque quintali e noi li useremo sia per portare i visitatori in giro per il parco sia per ripulire le spiagge e le dune dai detriti portati dal mare» spiega Gennai. Sembra facile a dirsi ma dietro c'è lo zampino, o meglio lo zoccolo, dell'Università. E sempre l'Università dovrà ripopolare il parco di dromedari (senza esagerare) con tecniche di inseminazione artificiale. L'unico maschio, infatti, è già stato castrato. I dromedari, con buona pace degli allarmi di alcuni oltranzisti ambientalisti, non impensieriranno la fauna e la flora del parco perché provengono dall'Italia: la giovane femmina, dal manto bianco, arriva dal Parco faunistico delle Cornelle in provincia di Bergamo, mentre gli altri due animali - una femmina ed un maschio - sono stati ceduti dal gestore del Parco faunistico "Leopark" di Gualdo Cattaneo, in provincia di Perugia, e sono perfettamente domati.

Come annunciato nei mesi scorsi, uno degli obiettivi della reintroduzione dei dromedari, oltre ai già citati aspetti storico-culturali, è quello di aprire la zona agricola di San Rossore, sinora mai utilizzata nelle attività di promozione turistica, alle visite del pubblico, con attività didattiche che abbiano lo scopo di spiegare il ruolo ecologico e socioeconomico di queste razze animali: bovini biologici da carne col mucco pisano in prima linea, cavalli da tiro pesante e cavallini "monterufolini" in estinzione, ai quali oggi si aggiungono i dromedari e, presto, anche le vacche di razza maremmana, anch'esse presenti nella tenuta in passato. Molto presto nei pascoli di Piaggerta sarà dunque possibile incontrare questi splendidi animali, in un'area particolarmente adatta a loro per il clima favorevole e il terreno sabbioso.

L'Ente Parco in una nota scrive: «Alle sciocche battute di chi ironizza su questi animali non conoscendone le radici storiche e la valenza ambientale, la risposta dell'Ente Parco è che questi curiosi animali potranno contribuire al rilancio di San Rossore come mèta di attività di educazione ambientale e soprattutto di ripristino dell'ecosistema dunale attraverso mezzi sostenibili. L'utilizzo di animali per la pulizia delle spiagge, come ha mostrato un recente studio del Dipartimento di biologia dell'Università di Pisa può infatti essere attuata senza alcun pregiudizio per la vegetazione presente anche all'interno di aree a tutela integrale».

I dromedari sono un dono degli scout dell'Agesci, scout che vennero dall'Inghilterra a rendere omaggio al Re già nel 1910.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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