Sicurezza
«Costi e spese inutili serve un’indagine sulle gestioni Atc»
Libera Caccia alla Regione: sì a una commissione d’inchiesta «Selvaggina pagata 65 euro quando si può trovare a 20»
PISA. Una commissione d’inchiesta sull’operato e la gestione dei fondi degli Atc 14 e 15 della provincia di Pisa. È la richiesta formalizzata alla Regione dall’associazione Libera Caccia (circa 800 iscritti) che mette in fila una serie di situazioni di cassa per le quali invoca chiarezza e l’intervento dell’autorità regionale.
«Sprechi e privilegi». Sotto la lente della sezione provinciale Libera Caccia e del suo presidente Stefano Perini finiscono i costi per le forniture della selvaggina che serve per ripopolare le aree di caccia. La denuncia dell’associazione è contenuta anche in una lettera aperta. «I comitati di gestione, e i presidenti in particolare, sono espressione di tutte le componenti deputate per legge alla gestione dell'attività venatoria nei propri ambiti e dovrebbero rappresentarne le istanze – si legge nella lettera –. L'unica preoccupazione che sembrano avere è quella di mantenere una situazione di spreco e di privilegio (solo per alcuni) senza nessuna vergogna, e per raggiungere questo scopo sono dediti ad individuare in modo intraprendente e fantasioso nuovi balzelli economici nei confronti dei cacciatori».
Costi e forniture. L’esempio più calzante la Libera Caccia lo fa con l’acquisto della selvaggina. «Noi non crediamo che tra i compiti degli Atc ci siano quelli di sperperare i contributi dei cacciatori con affitti di sedi e spese di mantenimento delle stesse pari a quelle di un'ambasciata, con acquisto di selvaggina a prezzi fuori da ogni logica di mercato – prosegue la denuncia – Fagiani a 65-75 euro, lepri a 245 euro». Secondo Perini i fagiani si possono trovare a non più di 20 euro. «È una differenza enorme che non si può giustificare» chiosa il presidente di Libera Caccia. «Ci sono poi i gettoni di presenza per membri che dovrebbero svolgere il loro compito volontariamente – prosegue l’associazione – con alcuni contratti di consulenza professionale che non hanno seguito l'iter dei bandi pubblici privi, quindi, di parametri di spesa».
Contributi. Le quasi 10mila doppiette iscritte a livello provinciale pagano ogni anno una quota di 51 euro. Per chi caccia anche i cinghiali vengono chiesti ulteriori 10 euro. È un balzello contestato. Accusa la Libera Caccia: «Non è possibile che per mantenere questo tenore di spesa si continui a chiedere, con pervicacia ed arroganza in alcuni casi illegalmente, (vedi parere Regione Toscana), contributi per gli iscritti alle aree del preparco, contributi per i cacciatori ospiti delle battute di caccia al cinghiale anche se iscritti all'Atc, e si chieda alla Provincia e alla Regione delibere per contributi forfettari da applicare alle squadre di caccia al cinghiale». Libera Caccia più volte abbia richiesto la restituzione dei soldi presi ai cacciatori, ma «gli Atc non intendono restituirli e le loro associazioni venatorie di riferimento malgrado non siano d'accordo sulla carta non prendono posizione».
La programmazione. I soldi che i cacciatori versano ogni anno nelle casse degli Atc dovrebbero essere investiti in programmi di gestione venatoria «della quale non si hanno tracce da troppi anni» rimarca l’associazione venatoria. «Libera Caccia dice basta a questo sistema scellerato della gestione venatoria pisana – conclude Perini –. Abbiamo fatto ricorso al Tar per cercare di invalidare il piano faunistico provinciale. Vogliamo l’applicazione della legge che prevede il rispetto dei cinquecento metri fra istituto pubblico e privato, cosa che il piano non regolamenta. E così i cacciatori pisani si trovano a non avere disponibile territorio valido alla caccia, per inadempienza delle istituzioni e dell'appoggio delle altre associazioni venatorie».
Pietro Barghigiani
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