Sicurezza
Pisa città di turismo «Pubblico e privati possono fare di più»
Il vice-sindaco Ghezzi fa il punto dopo un anno di incarico «Ma non ci si improvvisa, servono nuovi piani e strategie»
PISA. Il turismo come volano per la ripresa economica di un territorio il nostro, che tra luci ed ombre, continua ad attrarre visitatori da tutto il mondo. Settore strategico, non solo per Pisa, del quale abbiamo voluto parlare con il vicesindaco con delega al turismo, Paolo Ghezzi.
A distanza di un anno dal suo incarico, quale è il bilancio del lavoro svolto?
«L'impegno è stato costante e intenso. Qualche risultato, anche di eccellenza, direi che sta arrivando. Primo fra tutti l'apertura del nuovo punto informativo in piazza dei Miracoli: duecento metri quadrati, di proprietà dell'azienda ospedaliera che saranno dedicati all'informazione turistica, alla divulgazione del marchio Pisa walking city, ai servizi al turismo».
Perché un punto informativo al Duomo?
«Perché, e lo si vede anche in questi giorni per le vie della città, non esistono solo i 2.5 milioni di turisti "mordi e fuggi" che arrivano con i bus in via Pietrasantina. Dobbiamo pensare anche 1.6 milioni di persone che hanno una permanenza media in città di 2 giorni e che hanno bisogno di orientarsi, di sapere, di essere accompagnati e tutelati nelle scelte, di scoprire il patrimonio della nostra città e di trovare occasioni di informazione per programmare, magari, un ritorno per qualche evento particolare. Restano attivi, e si uniformeranno nell'estetica, i punti informativi di via Pietrasantina e di Tirrenia. A settembre si aggiungerà anche un punto informativo multimediale presso Ikea».
Ci sono altri strumenti per questo scopo?
«Proprio in questi giorni e dopo un intenso lavoro dell'ultimo anno, abbiamo messo in funzione i 9 totem multimediali interattivi attraverso cui il turista potrà accedere ad informazioni, definire percorsi, scegliere itinerari e scaricare su smartphone la descrizione di ogni monumento della città. Il valore aggiunto del progetto, oltre a ulteriori 20 punti wifi che consentono navigazione libera su tutto l'asse pedonale è l'alimentazione con 1400 metri di fibra ottica che sarà utilizzabile per servizi smart futuri».
Pisa è una città pronta ad accogliere il turista?
«In linea generale Pisa è una città da cui il turista torna a casa soddisfatto. Lo dimostra anche una recente analisi del Centro Studi Bocconi che a settembre sarà oggetto di presentazione. Tuttavia penso che la nostra città mostri ancora molte inadeguatezze sia di tipo strutturale che di metodo. Serve un salto di qualità nella proposta e nel servizio sia da parte del pubblico che del privato. Maggiore pulizia, qualità dei locali e delle insegne, riduzione dell'abusivismo commerciale, garanzia di maggiore sicurezza e decoro. Ma anche accoglienza adeguata, conoscenza delle lingue, tariffe certe e prezzi concorrenziali, disponibilità nei confronti del turista, elasticità negli orari e capacità di interpretare le esigenze del turista che vuole vivere la città anche dopo le otto di sera».
Quindi un salto di qualità?
«Direi di sì. Anche se ci vorrà del tempo. Pisa sta scoprendo una nuova dimensione lavorativa, quella di città turistica e come in ogni settore produttivo non ci si improvvisa. Ma l'impulso per il salto di qualità deve arrivare prima di tutto da un nuovo approccio alla reale condivisione di strategie e di intenti da parte di tutti i soggetti coinvolti. In primis quelli con maggior componente istituzionale».
Un lavoro di squadra?
«È l'unica strada. Pisa non è solo Piazza del Duomo, ma è illogico pensare che esista qualcosa di più attrattivo e conosciuto con cui promuovere la nostra città nel Mondo. La sfida, quindi, è riuscire, tutti insieme, a promuovere e gestire un intero patrimonio ed una intera città partendo dal suo punto di principale forza e tessendo intorno ad esso una proposta di qualità e di attrazione integrativa, ciascuno facendosi carico di una maggiore responsabilità collettiva. Lo studio della Bocconi è in questo senso molto esplicito».
Quindi un nuovo ruolo dell'Opera Primaziale?
«Non solo. Tutti gli attori, pubblici e privati, devono maturare una maggiore convinzione dell'importanza di un ruolo del lavoro collettivo. Le mostre di Palazzo Blu, per esempio, sono molto attrattive ma, in una città di piccole dimensioni come Pisa, non possono sviluppare tutto il proprio potenziale, anche di indotto economico, se non risultano inserite in un circuito virtuoso di accoglienza urbana e di servizi. Porto e aeroporto dovrebbero essere megafoni dell'intero patrimonio culturale della città. Insomma serve una visione collettiva ed una reale volontà di cambiare marcia aldilà delle parole e delle intenzioni».
Come promuoverci e come lavorare?
«Prima di tutto attraverso il web. Con una strategia, tanto per cambiare, non più frammentaria. Troppi siti, poco funzionali e che non sviluppano le potenzialità reali che la rete mette a disposizione. Poi dotandoci di professionalità specifiche che sappiano incidere sul lavoro del settore».
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