Il Tirreno

Pisa

Dromedari in dono per il raduno scout

di Stefano Taglione

L’Agesci regalerà all’Ente Parco quattro esemplari italiani Ma c’è chi critica: «Non andrebbero portati animali esotici»

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PISA. Oltre alle polemiche per il raduno dei 30mila ragazzi, gli esperti contrari all’invasione della tenuta di San Rossore puntano il dito anche sui dromedari.

L’Agesci donerà infatti al Parco regionale quattro dromedari italiani. Animali che un tempo, quando la tenuta era la dimora del re, nei giardini pisani si potevano ancora ammirare.

Probabilmente, il 10 novembre del 1910, il baronetto inglese sir Francis Vane e il maestro Remo Molinari – fondatori dei Rei, i Ragazzi esploratori italiani, pionieri degli scout – ne avranno parlato alle future generazioni. I due giovani, infatti, furono ricevuti dal re Vittorio Emanuele III proprio nella Tenuta di San Rossore, per una sorta di investitura ufficiale.

Non è escluso, quindi, che il dono dei vertici dell’Agesci si rifaccia proprio a quest’esperienza. Del resto, gli attuali presidenti del Comitato nazionale dell’associazione, Matteo Spanò e Marilina Laforgia, definiscono la location toscana «un gradito ritorno» e tengono a ricordare proprio quanto accaduto nel novembre di 104 anni fa.

Ma oggi i tempi sono cambiati: con l’istituzione della zona protetta, i dromedari sarebbero proibiti.

A lanciare l’allarme il professor Fabio Garbari, docente accademico ed ex direttore dell’Orto botanico dell’università di Pisa.

«La fauna esotica non è ammessa nelle aree naturali – spiega Garbari – e di conseguenza, questi animali, non andrebbero introdotti. Lo vieta espressamente una legge nazionale, ma non capisco come mai l’amministrazione dell’ente regionale non ne abbia tenuto conto».

Secondo l’ex direttore dell’Orto botanico dell’ateneo, gli animali potrebbero trasmettere perfino delle infezioni.

«Sicuramente saranno controllatissimi dai veterinari – continua Garbari – ma il rischio di diffondere delle malattie alla fauna del luogo non è da sottovalutare».

Il docente universitario non si capacita del perché l’ente Parco voglia estirpare le yucche – piante tropicali trapiantate a San Rossore tipiche di Messico, California e Caraibi – perché non autoctone e, allo stesso tempo, si presti ad accogliere i dromedari.

«Introdurre questi animali in un habitat delicato – conclude il professore – mi fa pensare a una deriva circense».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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