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Pisa

Calci: il sindaco spiega i correttivi decisi dal Comune

Ghimenti: «Sulla Tasi detrazioni per correggere una norma che il Governo ha impostato male»

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CALCI. «Il bilancio approvato dal consiglio comunale è un bilancio onesto e realistico». Così Massimiliano Ghimenti, sindaco di Calci, giudica il voto di giovedì.

«Purtroppo - spiega, - il grave problema è che lo Stato ci chiede di contribuire al fondo nazionale di solidarietà per oltre 430.000 euro. Cioè il Comune riscuoterà dei soldi dai cittadini e dovrà poi girarli allo Stato. Questo insieme al patto di stabilità coi suoi vincoli è ciò che rende sempre più difficile rispondere alle esigenze dei cittadini».

Ghimenti precisa che la Tari (tassa sui rifiuti) non è affatto un introito per il Comune, ma solo una partita di giro: infatti i costi del servizio di raccolta e smaltimento rifiuti passano dal bilancio e vengono girati al Gestore (Geofor).

Venendo a Tasi ed Imu, queste «sono voci che servono per assicurare al Comune il fabbisogno per non tagliare i servizi essenziali e per far stare il bilancio in equilibrio».

La Tasi, che graverà sulle “prime case”, è impostata in modo progressivo con detrazioni «per correggere una norma che il Governo ha impostato male. Se infatti avessimo applicato un'aliquota uguale per tutti senza detrazioni avremmo assistito ad un fenomeno per il quale c'erano cittadini che avrebbero pagato molto di più di quando sul loro immobile c'era l'Imu e cittadini che avrebbero pagato molto meno. Non ho mai detto che nessuno pagherà più di prima (anche perché è impossibile stimare i casi singoli), ma ho detto che l'impostazione è fatta per evitare che ci fosse chi risparmiava centinaia di euro annui (le rendite catastali alte) e chi invece ne pagava molti di più (le rendite catastali basse)».

«Valuteremo l'andamento - dice il sindaco - e ne terremo conto per il futuro, ma con la nostra scelta sicuramente abbiamo apportato migliorie ad un'impostazione statale errata. Il dato numerico complessivo è che sulle prime case graverà un'imposta più bassa per 80mila euro circa rispetto a quando su di esse gravava l'Imu».

Per poter fare quanto sopra è stata innalzata l'aliquota Imu sugli immobili che non rientrano nell'imposta Tasi: essa passa dallo 0,96 all' 1,06. Ma sono state salvaguardate le attività commerciali (0,99) e quelle artigianali (0,96) per la crisi: «Ci sarebbe piaciuto avere margini diversi, ma il nostro bilancio non sarebbe stato in equilibrio».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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