Il Tirreno

Pisa

Antonella sa ascoltare quello che gli uomini non rivelano sul sesso

di Candida Virgone

Ritratto dell’androloga Bertozzi, dal privato alla professione «Se non avessi fatto il medico sarei stata infelice a vita»

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PISA. È l'unica androloga italiana a dirigere una unità complessa di andrologia e anche l'unità che lei dirige, nell'Azienda ospedaliero-universitaria pisana, è l'unica di questo genere in Italia e in Europa. Il ritratto che oggi ci accingiamo a tratteggiare è quello di una studiosa pisana doc, al di là dei tratti che derivano da antenati nordicissimi: si parla della dottoressa Antonella Bertozzi, a capo di un settore delle medicina che attira a Pisa un'utenza da tutta la penisola per un totale, in termini di numeri, di quarantun mila prestazioni l'anno.

Occhi color cielo, lunghi capelli biondi, look acqua e sapone da una vita, senza un velo di trucco, abbigliamento severo ma raffinato su forme generose, la "dott" cede ad un'unica civetteria e sull'età preferisce glissare con un fair play che invita a non insistere.

È colpita dall'indagine a tutto tondo su di lei, una volta tanto non solo professionale, ma anche di vita: così risponde con slancio, sorridendo compiaciuta.

«Se non avessi fatto il medico? – confessa –. Ho fatto bene a farlo, perché altrimenti sarei stata una persona infelice per tutta la vita…». Si meraviglia che le chieda cosa dice la sua famiglia di una professione che può esser considerata maschile. «Mai detto nulla, la mia è una famiglia che non mette limiti ai sogni…» E in queste frasi c'è tutto, perché danno il senso di un carattere determinato sotto una dolcezza non solo apparente e di un contesto umano che ha saputo spronare le inclinazioni migliori di un potenziale inesauribile.

Figlia di due letterati, Pietro Bertozzi e Maria Teresa Pierucci, ha uno dei suoi migliori amici nel fratello Giovanni, esperto di antiquariato e testi antichi, scrittore e saggista.

Fin da piccola sente molto l'influenza del padre, che le infonde una delle sue mille passioni, quella per la montagna e le passeggiate nei boschi, ma soprattutto della famiglia della madre, fatta di matematici e fisici, per quanto proprio uno di loro, lo zio Giovanni Pierucci, medico legale, le sconsigli di far medicina. «Antonella sono sei anni, più la specializzazione, lascia stare…». Ma Antonella - che fin da piccola viene spedita da sola tutte le estati in college ad Oxford, che giovane medico è al San Bartolomeo Hospital di Londra o a Parigi con l'équipe di Tritto, e che gli ostacoli ama scavalcarli - non sente ragioni: vuol fare il medico e medicina sarà. Così, dopo il "classico", una tradizione per i ragazzi di buona famiglia, vola verso la facoltà che gli permetterà di indossare il camice e ad un certo punto del suo percorso di studi è l'incontro felice con Vinicio Marescotti che la indirizza verso l'endocrinologia.

Sarà poi Marescotti a presentarle Fabrizio Menchini Fabris, il padre dell'andrologia italiana, una materia che si rivela "un amore a prima vista". L'approdo a questa disciplina avviene a metà degli anni Ottanta, a fine anni Novanta arriva la responsabilità in campo andrologico come coordinatore dell'unità operativa, nel 2002 è dirigente vicario dell'unità di andrologia universitaria, l'anno dopo diventa referente per la Regione del centro regionale del settore, nel 2004 è alla direzione di andrologia diagnostica e terapeutica innovativa con incarico triennale, nel 2008 responsabile della sezione dipartimentale di diagnostica, riproduzione e sessualità dell'Aoup. Fino alla direzione dell'unità complessa, arrivata il primo febbraio scorso, e a vari incarichi in Sia, la società italiana degli andrologi, nell'ambito della scuola europea, o su progetti interregionali e internazionali. Uno specialista appartenente ad una razza in via di estinzione, perché inspiegabilmente, qualche anno fa, la specializzazione in andrologia è stata soppressa per lasciare il posto a quella di urologia o endocrinologia con formazione in andrologia. È dunque una delle poche androloghe presenti nella penisola.

«Un mio desiderio costante – ammette poi Antonella Bertozzi nel corso del colloquio – ? Avere più tempo. Non mi annoierei di certo, amo la musica, dalla classica (ho tutto Bach) e l'opera fino alla disco e alle canzoni napoletane, una vera passione. E poi mi piace leggere, vedere musei, adoro la montagna in tutte le stagioni, amo nuotare, ma anche fare molto più banalmente shopping, soprattutto di profumi (il mio relax più grande è la profumeria del signor Sivieri in Borgo, definito "naso internazionale") o comprare abiti e accessori ad un uomo…». E qui la domanda nasce spontanea. Single per scelta? «Ma no, i legami finiscono per essere in collisione con il mio lavoro e non ho mai ceduto a proposte tipo trasferisciti o lascia la professione… È andata così…. Ed è andata bene».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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