Attenzione
«Sentivo di dover uccidere mia madre»
Il racconto choc di Fruzzetti ai magistrati. Quasi certa l’ipotesi dell’ospedale psichiatrico per il matricida di Ghezzano
PISA. «Lo dovevo fare. Sentivo di doverlo fare».
Nel racconto di Fabrizio Fruzzetti cause e omicidio della mamma sembrano appartenere a personaggi di un’altra storia.
Lucido nel mettere insieme la sequenza degli eventi, calmo nell’esposizione, Fruzzetti, 55 anni, in cura da oltre dieci anni al Centro di igiene mentale, ieri mattina nel centro clinico del Don Bosco ha ricevuto la visita del gip Guido Bufardeci, del pm Antonio Giaconi e del suo avvocato, Francesco Verdianelli. L’udienza di convalida del fermo è stata l’occasione per sentire dalla sua voce quello che martedì sera è apparso in tutta la sua tragica evidenza la mattina del giorno dopo. Due coltellate alla gola, la prima mortale, per uccidere la mamma, Cesira Antonioli, 88 anni, vedova di Mario dal 2006. Una lite avvenuta in cucina tra le 20 e le 20,15 poco dopo consumazione della cena nella villetta in via Puccini a Ghezzano. Il gip ha convalidato l’arresto disponendo la custodia in carcere come chiesto dal sostituto procuratore. Per ora Fruzzetti resta nel centro clinico in attesa di rimettersi dalla frattura di una vertebra. La psichiatra del Don Bosco lo aveva già incontrato agli inizi della sua professione e ora se lo ritrova da detenuto per omicidio. Poi la soluzione quasi scontata è la detenzione all’ospedale psichiatrico di Montelupo Fiorentino in attesa del processo. Il gip ha nominato anche il perito che dovrà accertare l’eventuale imputabilità del matricida. Si tratta del dottor Maurizio Pieri, psichiatra dell’Asl 5 che dal 2004 seguiva Fruzzetti con il personale che ogni giovano andava a fargli visita dandogli le medicine per contenere i suoi disturbi mentali.
Alle domande dei magistrati, l’uomo ha spiegato come se parlasse di un’altra persona, tempi, origini e modi dell’omicidio. È tornato spesso sul contestato acquisto di cibo fatto dai parenti. Ha ribadito che lui voleva le cosce di pollo, ma nella borsa della spesa aveva trovato le anche. Nella sua mente minata dalla schizofrenia quello è stato il principale pretesto che ha fatto da detonatore alla sua follia omicida. «Sì, ho preso il coltello e...» con un gesto della mano ha mimato il fendente alla gola. Fruzzetti era convinto che Cesira non fosse sua madre e nel suo delirio ha messo in mezzo anche alberi piantati dal padre e poi abbattuti e questioni di soldi che non ci sono nel modo più assoluto. Dopo aver ucciso la mamma in cucina è andato nella sua cameretta. Alle 21 ha preso i farmaci come tutte le sere e alla domanda come avesse passato la notte ha risposto: «Ascoltando la radio». Mercoledì mattina si è alzato e ha chiamato i carabinieri. Ligio alle abitudini da malato che rispetta tempi e somministrazioni dei farmaci prima ancora di realizzare quello che aveva combinato.
Pietro Barghigiani
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