Attenzione
Pacini, pluripoltronato che mette insieme preti e mangiapreti
Ha accumulato cariche su cariche, una corsa inarrestabile ora siede pure nel cda della Sat conquistata dagli argentini
PISA. Lui c’è. Che si tratti di un convegno sulla dieta mediterranea o il restauro delle sinopie del Camposanto, lui c’è. E’ Pierfrancesco Pacini, pluripoltronato che mette d’accordo tutti, preti e mangiapreti, lui si fa eleggere per acclamazione da tutti.
Indefessamente, dal 1999 è Primo operaio dell’Opera Primaziale. Ha raddrizzato la Torre con una mano, mentre con l’altra firmava protocolli d’intesa come presidente della Camera di Commercio, e con un’altra mano siglava accordi nel settore conciario nel ruolo di presidente dell’Unione industriale pisana. I conti non tornano. Ma quante mani ha Pacini? Ma soprattutto quando siede come presidente o consigliere nei vari consigli di amministrazione, quante ne alza?
E’ presidente della Camera di Commercio pisana (dal 1990), è vice presidente di quella nazionale, è presidente dell’Unione industriale Toscana, è presidente dell’Universitas Mercatorum ed è presidente dell’Associazione delle fabbricerie italiane, un ente no profit che mette insieme Piazza San Marco con Piazza dei Miracoli passando dal Duomo di Orvieto. Comunque lui, Pacini, c’è, è presidente. E di piazza in piazza, s’è caricato sulla schiena una Torre di Pisa d’alabastro, e l’ha portata nella Piazza Rossa ai piedi del mummificato Lenin. Correva l’anno 2011. E lui poteva parlare sia come presidente della Primaziale sia come quello della Camera di Commercio. A suo piacimento. Di mani, casacche e blasoni dunque non si sa quante ne abbia e quante ne alzi, se ne appunti sul petto, o le indossi.
Mai domo di presenzialismo e presidenzialismo (quasi sempre no profit), non si è perso una sola processione del Venerdì Santo. Lui è lì, in prima fila subito dopo il crocifisso. Cambiano i vescovi ma lui, il cirenaico Pacini, c’è. E la carica di Primo operaio della Primaziale se la merita tutta. Non prende una lira per quell’incarico e viene riconfermato ed incensato ogni tre anni sia dal vescovo di turno che dal Ministro degli interni. E dal 1999 di ministri, bianchi, rossi e rosa, se ne sono alternati parecchi ma lui li mette insieme tutti; preti e mangiapreti. E contadini. L’Unione agricoltori espresse già nel 1997, il proprio «completo compiacimento» per la rielezione di Pacini alla Camera di commercio. Si diceva di mani che non si sa quante ne abbia il 74enne Pacini, ma le maniche ha cominciato a rimboccarsele presto. A 24 anni, sedeva tra i banchi dell’Università. Sì, ma come assistente di Economia politica e Scienza delle Finanze presso la Facoltà di Giurisprudenza, allievo prediletto del Maestro Antonio Pesenti. La lode l’ha conseguita, ma non si è preso un anno sabbatico perché ha dovuto occuparsi subito dell’azienda del padre che si era gravemente ammalato.
Già, perché nella caleidoscopica vita lavorativa di Pacini, uno si scorda che lui ha un’azienda. E’ presidente anche lì, ovviamente. La casa editrice Pacini non è robetta da andarci a lavorare nel week end come nel Triveneto, visto che l’azienda ha oltre 80 addetti. Quindi il multi tasking Pacini, sigla anche lì e deve trovare testa e tempo per investire in un settore difficilissimo come è quello dell’editoria. Deve trovare il tempo.
E il tempo lo trova anche per andare a correre sul viale delle Piagge o al centro Coni di Tirrenia. Non si sa come faccia. Forse merito della dieta a base di carote e altri prodotti dell’orto, dicono i ben informati. Di certo lui, all’ingrufiata dei buffet non partecipa. Nessuno lo ha mai visto con un pasticcino in mano. Non ha tempo. Per l’abbuffata non ha tempo, ma ce l’ha per fagocitare cariche su cariche con una sorta di bulimia che l’ha portato a essere stato anche: presidente di Asseforcamere scrl, presidente di Dintec scrl, vice Presidente di Retecamere s.c.r.l., componente del consiglio direttivo e della giunta di Confindustria, presidente della S.p.A. Bipielle Leasing, presidente della Cassa di Risparmio di Pisa.
Nei primi sette mesi del 2014, è stato citato sulla stampa locale 263 volte, il doppio di quanto siano stati citati il sindaco Marco Filippeschi e il presidente della Provincia Andrea Pieroni. Chi ha “osato” incalzarlo da vicino, è stato il prefetto Francesco Tagliente che si è dovuto fermare a 200 citazioni circa. Poi, la pensione per Tagliente, mentre Pacini molla le azioni della Sat, l’azienda che gestisce l’aeroporto Galilei.
Un passo indietro? Macché. Pacini si paracaduta ed atterra sullo scranno del consiglio d’amministrazione della Sat. E’ uno dei quattro (su 11), consiglieri eletti dalla minoranza dell’azionariato pubblico e quindi lui, si trova ad essere difensore degli interessi della città. Chi meglio di lui?
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
