Sicurezza
La prima coltellata è stata quella mortale
Fruzzetti ha colpito due volte la mamma. La donna si è difesa: l’autopsia svela ecchimosi sulle braccia. Domani i funerali
PISA. Un primo fendente mortale. Poi un secondo colpo, non letale. Dopo l’affondo della lama che ha reciso la giugulare eventuali altre coltellate sarebbero state superflue. Non c’è stato accanimento nell’aggressione di Fabrizio Fruzzetti nei confronti dell’anziana madre, Cesira Antonioli, colpita martedì sera durante una di quelle paranoie schizofreniche di cui soffre il matricida. Un’esplosione di rabbia gratuita e senza motivo che si è conclusa nel sangue nella villetta di via Puccini a Ghezzano.
L’autopsia. L’esito dell’autopsia, svolta dal professor Marco Di Paolo, ha chiarito nel dettaglio quello che era evidente anche con un semplice esame esterno del corpo. Cesira Antonioli è stata uccisa per la coltellata inferta dal figlio alla gola. I colpi sono stati due con il primo dall’effetto mortale. Sulle braccia della donna c’erano delle ecchimosi. Segni di una breve difesa nell’assalto del figlio che l’ha vista soccombere. Un raptus innescato, stando a quanto riferito dagli inquirenti, dall’acquisto da parte dei parenti di cosce di pollo anziché delle ali che piacevano a Fabrizio. Un pretesto banale, ma che nella mente di Fruzzetti è stato sufficiente a fare da detonatore alla sua momentanea follia.
La scena del crimine. Il corpo di lei, supino, in cucina con una sedia rovesciata a pochi centimetri. Lui steso sul letto, nella sua camera. È la scena in cui si sono imbattuti i carabinieri e il personale dell’Asl arrivati mercoledì mattina dopo la chiamata al 112 dell’uomo con la quale informava i militari di quello che era successo la sera prima.
Una notte di veglia, ascoltando musica e ostaggio dei suoi incubi, quella trascorsa dal 55enne che stamani, assistito dal legale Francesco Verdianelli, comparirà davanti al gip Guido Bufardeci per la convalida del fermo. Il sostituto procuratore Antonio Giaconi chiederà la custodia cautelare in carcere. Per ora Fruzzetti resta nel centro clinico del carcere Don Bosco. Una vertebra rotta, conseguenza di una caduta dalle scale, lo costringe a un riposo forzato. Ma non è quella la destinazione futura per l’uomo, in cura al Centro di igiene mentale da dieci anni. Qualche settimana al massimo e per Fruzzetti dovranno essere trovate altre soluzioni, tra l’ospedale psichiatrico di Montelupo Fiorentino la cui chiusura è stata più volte annunciata o una struttura analoga in un’altra regione.
La perizia. A breve, da parte di pm o gip, sarà affidata la perizia psichiatrica su Fruzzetti. I quesiti saranno due: era capace di intendere e di volere al momento del fatto? È socialmente pericoloso? Nessun rilievo viene mosso all’Asl che ogni giorno seguiva l’uomo in una terapia sufficiente a tenerlo sotto controllo. Le cartelle cliniche sono state sequestrate. I comportamenti che pure erano stati strani non venivano considerati potenzialmente a rischio. Le aggressioni alla mamma c’erano state, ma la donna non le aveva volute denunciare. Fruzzetti si era invaghito di una vicina e anche di una operatrice del Cim. Una carenza affettiva che era sfociata nella patologia aggravando il già compromesso equilibrio psichico. Era appassionato di elettronica e di biciclette. Nel garage ne aveva diverse e con lo scooter andava spesso a fare la spesa. Frammenti di una quotidianità che il senso comune farebbe dire normale. Salvo poi venire oscurata dalla schizofrenia che ne distorceva la realtà. «Non riconosceva le persone» dicono i parenti. «Non è mia madre» ha detto Fruzzetti agli inquirenti quando lo hanno ascoltato dopo l’omicidio.
I tempi. Il caso si avvia a conclusione senza ombre e una volta adempiuti tutti i passaggi tecnici, il pm potrebbe chiedere il giudizio immediato entro sei mesi dal fatto. Sulla carta tra dicembre e gennaio potrebbe essere celebrato il processo al matricida. Se la perizia certificherà il vizio totale di mente e la pericolosità sociale, Fruzzetti verrebbe assolto perché incapace di intendere e di volere al momento del fatto e internato in un ospedale psichiatrico giudiziario. Solo quando i medici dovessero mettere per iscritto il venir meno della pericolosità sociale, Fruzzetti potrebbe tornare in una graduale libertà passando attraverso centri a custodia attenuata.
I funerali. L’ultimo saluto a Cesira Antonioli, 88 anni, vedova di Mario dal 2006, verrà portato domani alle 15,30 nella chiesa di Colignola. Da questo pomeriggio, però, il feretro della pensionata sarà nella cappellina della Pubblica Assistenza di Asciano. Poi il funerale chiuderà una parte di storia in cui non ci sono colpevoli, ma solo vittime.
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