Il Tirreno

Pisa

Gli strali dei ristoratori contro le sagre

di Sharon Braithwaite
Gli strali dei ristoratori contro le sagre

Confcommercio: «Ai pubblici esercizi regolari vengono sottratti tra i sei e gli otto milioni di euro»

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PISA. Anche quest'estate si ripropone la polemica delle associazioni di categoria contro sagre e le feste di partito. «A Pisa e provincia sono circa 120 giorni di sagre e feste di partito solo ad agosto. Più di 800 giorni di sagre in un anno nella sola provincia significano tra i 6 e gli 8 milioni di euro sottratti ai pubblici esercizi - dice Federico Pieragnoli, direttore di Confcommercio - Sono talmente tante che il mese di agosto, invece dei soliti 31 giorni, per gli organizzatori di sagre e simili, avrà oltre 120 giorni in calendario».

«Il fenomeno è ormai incontrollato - aggiunge Pieragnoli - nell'indifferenza di molti Comuni, che non comprendono la gravità del fenomeno. In Toscana si contano oltre 4.000 sagre, per un giro d'affari che supera gli 82 milioni di euro. La provincia di Pisa fa la sua parte, con più di 800 giorni di sagre ogni anno. Tra questi, il Comune di Pisa detiene forse uno dei record: dopo avere autorizzato una festa di partito per 24 giorni, è arrivato ad autorizzare una sagra del pesce, a Marina, per altri 17 giorni consecutivi. Quale amministratore si sentirebbe di giustificare una simile scelta davanti a quegli stessi pubblici esercizi del litorale ai quali si è aumentata la Cosap?». Pieragnoli rileva la mancanza di controlli in materia fiscale e igienico-sanitaria nell’organizzazione delle sagre: «Gli imprenditori subiscono una concorrenza sleale e sono soggetti ad una tassazione complessiva del 68%, mentre certe attività abusive continuano a lavorare indisturbate».

«L'anno scorso abbiamo proposto una bozza di modifica della regolamentazione delle sagre, ma l'amministrazione comunale non ci ha neanche risposto - dice Marco Sbrana, direttore di Confesercenti Toscana Nord - È necessario ridefinire il concetto di sagra: queste manifestazioni devono essere strettamente legate al territorio, non creare uno scompenso nel mercato. Devono essere impostati nuovi limiti temporali tra una sagra e l'altra. A Crespina, per esempio, ci sono strutture ad hoc che ospitano di continuo iniziative del genere, è inaccettabile». Sotto accusa le camministrazioni comunali: «Autorizzano questi eventi per non andare contro gli interessi di partito e delle associazioni. Intanto si continua a registrare una tendenza negativa per le imprese della ristorazione e non si vedono ancora segnali di ripresa economica».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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