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Pisa

Un muretto distrutto sulla strada per la Certosa

di Pierluigi Ara
Un muretto distrutto sulla strada per la Certosa

Una ferita aperta da tempo su cui ancora non c’è stato un intervento definitivo I cittadini che abitano in zona: «La situazione è rischiosa per gli automobilisti»

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CALCI. Quel muretto distrutto a metà, che non si riesce a ricostruire... Intanto, è una grave criticità, a poche decine di metri dalla Certosa. La ferita è aperta da tanto tempo, ma nessuno si fa carico di risolvere il problema come dichiarano alcuni cittadini che abitano in zona.

«Intanto è un discorso che investe la sicurezza - osserva Ferruccio Bertolini - specie la sera e la notte si creano grossi rischi per pedoni e automobilisti. E poi, va sottolineato, questo è un brutto biglietto da visita per i turisti». Interviene Aurora Puccetti: «La questione è annosa e si prolunga oltre misura. Non si capisce come e perché non si venga a capo della situazione. È forse una questione di competenza? Potrebbe riguardare la sovrintendenza ai monumenti, non credo l’università, chissà il Comune di Calci... Mah! La necessità di mettere finalmente in sicurezza quel tratto di strada è troppo importante. Non bisogna sottovalutare il dato oggettivo che si potrebbe piangere troppo tardi una tragedia».

«Non ci vogliono milioni - dice la sua Silvio Meucci - è vero che gli enti locali non dispongono più di troppe risorse e così anche altre realtà istituzionali. Però, in casi come questo, non si può lasciare le cose come sono attualmente».

A più riprese si alza il grido di dolore di chi abita non troppo lontano. I cittadini segnalano che, non di rado, una lampada della pubblica illuminazione, lì sopra, si spenge e allora viene ancora meno la sicurezza. È in ballo l’incolumità delle persone».

Egidio Zucchini porta la testimonianza: «Passo spesso da questa via che già il nome dice tutto perché si chiama via Della Certosa e conduce dal complesso monumentale a Rezzano. Quanto i contenitori bianchi e rossi, collocati provvisoriamente a protezione cedono nel sottostante oliveto, passano settimane prima che tornino al proprio posto. Succede pure che qualche pezzo sia portato via da individui di pochi scrupoli e dunque sparisce anche la precaria barriera».

Il ritornello ripetuto in giro è il seguente: «Ma cosa ci vuole mai a ricostruire quel muretto?» Riprende la parola Aurora Puccetti la quale si chiede e domanda: «Forse all’ingresso della Gabella per un analogo muretto non è la stessa cosa? Pochi metri di rifacimento, nel rispetto dell’esistente, non sembrerebbe un’impresa eccezionale. Probabilmente perché troppo facile non viene fatta. Rincresce poi che questi contenitori spesso rimangano senza acqua e quindi non hanno un peso in grado di assicurare stabilità».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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