Il dolore
«Aveva picchiato Cesira Fabrizio ci faceva paura»
I parenti raccontano i difficili rapporti vissuti all’interno della famiglia ma anche il carattere del figlio: «Era una persona molto buona e disponibile»
SAN GIULIANO. «Cesira faceva la casalinga e ha vissuto sempre col figlio, anche dopo la morte del marito Mario. Più volte mi ha confessato di avere paura di Fabrizio e di una sua reazione improvvisa», queste le parole di Morena Fruzzetti, cugina dell'omicida, che aggiunge: «In passato aveva picchiato e insultato la madre, ma non potevamo immaginare che sarebbe arrivato a tanto. Questa è una tragedia impensabile».
«Ho telefonato a Cesira domenica sera e la situazione sembrava tranquilla. - continua Morena Fruzzetti -. L'ultima volta che ho visto Fabrizio ho notato che mi guardava in modo strano, come se stesse tramando qualcosa. Purtroppo ha disturbi mentali e ne soffriva da tempo. Per esempio, in passato era convinto che una sua vicina di casa fosse sua moglie. La infastidiva a tal punto che lei evitava persino di uscire a buttare la spazzatura la sera».
Nicola Ruberti, nipote della vittima, è il primo ad arrivare alla casa del delitto, insieme alla fidanzata Sandra. «Fabrizio ha sempre avuto un rapporto difficile con i genitori. In passato ci sono state molte discussioni, causate dalla sua malattia mentale. L'infermiera che lo segue da tredici anni ha parlato con lui stamani e le ha raccontato cosa ha fatto. Lo conosce bene e ha detto di non averlo mai visto in questo stato. È in cura psichiatrica dal 1990, i miei nonni hanno sempre voluto che vivesse con loro. Venti giorni fa si è fratturato una vertebra cadendo sulle scale di casa e per questo era costretto a stare immobile a letto e ciò ha peggiorato il suo stato mentale».
Ivana Fruzzetti, madre di Ruberti e sorella dell'omicida, nella sera di lunedì si era recata a casa loro a portare la spesa. «Mia mamma andava da loro tutti i giorni; per fortuna non è rimasta a dormire lì, altrimenti sarebbe stata uccisa anche lei», ha aggiunto Ruberti.
Delfo Fruzzetti, cugino di secondo grado di Fabrizio, è visibilmente scosso. «Siamo cresciuti insieme, era un persona buona. Sempre disponibile ad aiutare gli altri, aveva una sensibilità notevole, fuori dal comune. Ha frequentato le scuole medie a Calci, vinse anche un premio per un disegno che aveva fatto: un campanile con un ramoscello di ulivo. Fin da piccolo ha avuto problemi alla vista, che purtroppo sono peggiorati negli anni. Per questo non ha mai potuto guidare una macchina, ma solo un cinquantino, col quale andava a fare la spesa. Da ragazzo ha lavorato come elettricista presso un'azienda. Era bravissimo, era capace di costruire un impianto elettrico da solo. Poi in seguito ad un incidente fu licenziato e non poté più lavorare. La prima cura risale al 1983. Fabrizio diceva spesso ai genitori di non averlo curato adeguatamente. Non ha amici: purtroppo la malattia mentale ti isola. La situazione è peggiorata quando gli fu tolto il patentino. La recente caduta che lo ha costretto a stare a letto ed è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso».
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