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S. Chiara, quando pagare il ticket è un’avventura

S. Chiara, quando pagare il ticket è un’avventura

Numerose le anomalie che gli utenti riscontrano usando le casse automatiche che in alcuni casi non danno il resto. Gli anziani hanno i problemi maggiori

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PISA. «Mi scusi, sa mica come funziona la macchinetta?». Domanda frequente di fronte alle casse automatiche dell’ospedale Santa Chiara. L'assenza di personale incaricato di fornire assistenza tecnica ha creato un clima di solidarietà tra gli utenti. C'è chi paga il ticket senza difficoltà e chi, invece, inveisce contro il dispositivo e l'Azienda ospedaliera. Molti, soprattutto i più anziani e tutti quelli che hanno poca dimestichezza con i dispositivi automatici, indugiano di fronte ai macchinari e leggono con attenzione gli avvisi che scorrono sul display cercando di capire come effettuare il pagamento.

Ma gli imprevisti colpiscono anche chi ha più familiarità con l'operazione. Pagare il ticket, infatti, diventa snervante quando la cassa automatica non funziona come dovrebbe. Ieri mattina, nell'arco di un'ora, tre persone su dieci non hanno ricevuto il resto dalle macchinette.

La situazione è poco piacevole. Una famiglia vorrebbe pagare la visita, ma la macchinetta eroga il resto sbagliato. Importo dovuto: 40 euro. Importo ricevuto: 20 euro. La famiglia abbandona l'ufficio con 20 euro in meno nel portafogli: «Spediremo via fax il modulo per il rimborso e forse riceveremo i soldi tra un mese e mezzo».

Un'altra signora, disorientata, si aggira tra le casse automatiche alla ricerca del numero identificativo del dispositivo: «Devo inserire nel modulo il numero della macchinetta, ma non è indicato da nessuna parte».

Se il fatto che una cassa automatica possa non funzionare è comprensibile, meno lo è la procedura da seguire per ottenere il rimborso. Per segnalare l'anomalia, l'utente è tenuto a compilare un modulo prestampato in cui gli viene richiesto di inserire i propri dati, oltre a quelli del numero di conto corrente, e di segnalare la natura dell'anomalia: mancata emissione di ricevuta o emissione di ricevuta sbagliata, mancata erogazione o erogazione parziale del resto.

Angela Maria Germano, architetto libero professionista di Asciano, vuole andare fino in fondo. La macchinetta non ha erogato i 10 euro di resto che le avrebbe dovuto: «Allo sportello mi hanno detto di compilare il modulo per ottenere il rimborso, ma non ho con me il codice Iban. Per mandare a buon fine l'operazione, dovrei tornare qui di nuovo con le mie coordinate bancarie». Germano non può permettersi di staccare dal lavoro un altro giorno e critica la burocrazia che regola le procedure: «Fatemi parlare con il responsabile».

La donna viene indirizzata all'ufficio amministrativo dove la responsabile le propone di accorciare le procedure comunicando l'Iban via posta elettronica. È più serena ora, ma non può fare a meno di domandarsi: «Quanto tempo avrei perso ancora se non avessi agito così?». (a.p.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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