Attenzione
Piccole e medie imprese, la crisi morde
Soltanto l’8 per cento delle aziende pisane ha realizzato investimenti nel corso del 2013
PISA. La situazione economica è ancora difficile: la conferma arriva dall'indagine condotta dalla Camera di Commercio di Pisa sulle piccole e medie imprese provinciali. Per quanto le stime relative all'anno in corso segnalino un lieve miglioramento, il quadro rimane particolarmente severo. Nel 2013 solo 7 aziende pisane su cento hanno dichiarato un giro di affari in crescita contro le 4 del 2012. I margini di profitto sono ancora compressi a causa della contrazione dei listini: appena il 3% delle aziende aumenterà i prezzi a fronte di un 14% che addirittura dovrà rivederli al ribasso. Il mercato interno resta la principale vittima della crisi: solo il 5% delle aziende si aspetta segnali positivi contro un 38% che, invece, prevede ulteriori flessioni.
Il persistere della crisi, infatti, induce prudenza inibendo la propensione degli imprenditori ad investire. Soltanto l'8% delle imprese ha investito nel 2013 e le stime per il 2014 segnalano un ulteriore peggioramento: si scende al 6%. Lo scarso dinamismo negli investimenti è alla base del progressivo indebolimento della capacità competitiva del sistema produttivo, che non potrà che aggravare ulteriormente la situazione.
Anche sul fronte della liquidità aziendale non giungono buone notizie. Cresce infatti il saldo tra coloro che segnalano un aumento dei tempi di riscossione dai propri clienti (dal 31% del 2013 al 36% dei primi mesi del 2014) e quelli che hanno prospettato una dilatazione dei tempi di pagamento ai propri fornitori (dall'11 % 2013 al 13% del 2014). Con riferimento al credito, pur calando al 30% la quota di imprese che registrano maggiori difficoltà, è da segnalare la questione dell'inasprimento dei tassi di interesse passivi (segnalato dalla quasi totalità delle imprese pisane), oltre alla riduzione delle concessioni di fido (per il 78% delle aziende) e la richiesta di maggiori garanzie (77%). Il 53% delle imprese che hanno richiesto un fido lo ha destinato alla ristrutturazione del debito, un segno eloquente del diffondersi di situazioni di crisi aziendale. E non è oltremodo incoraggiante constatare che è ancora consistente, il 71%, la quota di imprese che utilizza il credito bancario per far fronte alla gestione dell'attività corrente.
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