Attenzione
Ricercatori pisani svelano il genoma del riso africano
Ha un’elevata resistenza alla siccità e all’acidità del suolo Potrebbe essere utile per contrastare la carenza di cibo
PISA. Uno studio i cui effetti potrebbero rivelarsi importanti per contrastare la carenza di cibo in Africa. Si potrebbe coltivare, con buoni risultati, una particolare specie di riso capace di resistere alla siccità.
Ricercatori della Scuola Superiore Sant’Anna e dell’università di Pisa hanno contribuito allo studio del sequenziamento del genoma “Oryza glaberrima”, appena pubblicato su Nature Genetics.
Dalla pubblicazione sulla rivista scientifica dello studio del sequenziamento del genoma di "Oryza glaberrima" si aprono nuove, interessanti prospettive per "sfamare il mondo". Si stima che la popolazione del pianeta raggiungerà i nove miliardi di persone nel 2050. La necessità di una seconda “green revolution” in grado di selezionare vegetali che offrano rese due o tre volte superiori alle attuali e che richiedano limitate esigenze di acqua, di fertilizzanti e di pesticidi è sempre più pressante. In questo senso, il riso è una delle specie più promettenti. La disponibilità della sequenza completa di “Oryza glaberrima” offre un'opportunità senza precedenti per identificare e per sfruttare caratteristiche di particolare interesse agronomico nella coltivazione del riso.
«In particolare “Oryza glaberrima” possiede un'elevata resistenza alla siccità, all'elevata acidità del suolo, alla tossicità da ferro e a quella da alluminio», spiega Andrea Zuccolo, ricercatore dell'Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant'Anna che ha contribuito alla ricerca pubblicata su Nature Genetics insieme a Rosa Maria Cossu, all'epoca dello studio dottoranda di ricerca in Biotecnologie molecolari, sotto la guida del professor Andrea Cavallini, presso il dipartimento di Scienze agrarie, alimentari e agro-ambientali dell'Università di Pisa.
Sulla rivista Nature Genetics, sono stati pubblicati i risultati del sequenziamento completo del genoma del riso africano "Oryza glaberrrima" e di 94 individui del suo progenitore "Oryza barthi". La ricerca, guidata dalla University of Arizona. Il riso africano non presenta la stessa origine di quello asiatico, "Oryza sativa", ma è una specie del tutto differente. La sua addomesticazione, che ha avuto luogo fra i 6 e i 7mila anni dopo quella del riso asiatico, data a circa 3000 anni fa. La coltivazione di "Oryza glaberrima" ha svolto un ruolo centrale nello sviluppo dell'agricoltura in Africa occidentale. Non soltanto: in maniera verosimile, il riso africano è stato anche il primo riso coltivato nelle Americhe, dove è stato importato dai portoghesi e dove, in seguito, è stato sostituito dal riso asiatico che garantiva maggiori rese.
L'analisi della sequenza del genoma di diversi individui del riso africano e del suo progenitore "Oryza barthii" ha permesso di dettagliarne la storia evolutiva e di comprendere meglio i processi di addomesticamento e di selezione ai quali è stato sottoposto. Si è inoltre evidenziato come il luogo in cui il riso africano è stato reso coltivabile debba essere rintracciato in un'unica località lungo il fiume Niger e non in diverse località africane distanti tra loro.
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