Il Tirreno

Pisa

Si è spento Testi, l’ultimo dei “pisantropi”

di Marco Barabotti
Si è spento Testi, l’ultimo dei “pisantropi”

PISA. Si è spento a 85 anni Giampaolo Testi, una delle ultime figure della vecchia Pisa di cui ne incarnava lo spirito più genuino, sanguigno, colto e polemico. Era un "pisantropo" follemente...

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PISA. Si è spento a 85 anni Giampaolo Testi, una delle ultime figure della vecchia Pisa di cui ne incarnava lo spirito più genuino, sanguigno, colto e polemico. Era un "pisantropo" follemente innamorato della sua città. E come tutti gli innamorati non aveva mai mancato di metterne in evidenza, oltre alle tante bellezze, anche i vizi, il degrado, il "trasando" e le tante singolarità e stranezze: vi aveva dedicato anche due libri che contenevano le decine e decine di articoli apparsi sul "Tirreno" soprattutto tra gli anni Novanta e Duemila. Giampaolo era anche uno degli ultimi rappresentanti, se non l'ultimo, della memoria storica dell'opera lirica a Pisa intrisa di quella creatività nel rappresentarla con una vena in vernacolo. Ne fanno fede i diversi libri da lui pubblicati, spesso ristampati visto il successo delle precedenti edizioni. Si considerava "il primo vero pisantropo della prim'ora", per sua stessa definizione, arguto cultore e osservatore e talora pungolatore della città, di cui era memoria storica vivente, nonché gran melomane e vernacolista doc. Per diversi anni era stato nel consiglio di amministrazione del Teatro Verdi, dopo una lunga attività di consigliere comunale a Pisa nelle file del Partito Repubblicano.

Da tanti anni Giampaolo aveva un grande cruccio: quello di dedicare il teatro Verdi di Pisa a Titta Ruffo, "il più grande baritono di tutti i tempi". Ne aveva fatto una sorta di "crociata". La proposta, deliberata anni fa dal consiglio di amministrazione del Teatro, era stata rilanciata recentemente nella terza edizione del suo libro "Pisanità di Titta Ruffo".

Giampaolo, dopo aver polverizzato le due precedenti edizioni, aveva "costretto" il suo editore Felici a ristampare il volume, con Maria Valeria Della Mea che firmava la presentazione dolcemente ironica, sentimentale e con un sobrio piglio di nostalgia. Questo è stato il suo ultimo testamento: un bell'affresco della sua città, con al centro la parabola del grande Titta Ruffo, "insuperato e insuperabile baritono". La salma è esposta presso la Pubblica Assistenza in via Bargagna. I funerali si svolgeranno lunedì alle 16 nella chiesa di San Pio X in Gagno. Alla moglie Mari e ai figli Fulvio e Andrea le condoglianze della redazione pisana del Tirreno.

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