Sicurezza
Fermato pisano di 20 anni per l’aggressione al tassista
Individuato dalla polizia grazie alle telecamere installate in piazza della stazione Caccia aperta agli altri tre. La questura: «Fatto episodico, non evento seriale»
PISA. Ha vent'anni ed è pisano. Uno sbandato, tossicodipendente, che dorme nei dintorni della stazione.
E' il giovane che ha sferrato il colpo al tassista Franco Tinagli con il casco che teneva fra le mani. Il ventenne pisano è stato arrestato per rapina in concorso, ma la polizia è sulle tracce degli altri giovani che erano saliti sul taxi alla stazione nella notte fra martedì e mercoledì scorso. Sono state le telecamere ad avere ripreso il giovane con il casco in mano in compagnia di altri mentre era sotto la pensilina prima di salire sul taxi di Franco Tinagli. Pochi minuti prima aveva tentato uno scippo ai danni di una turista cinese. Reato che si somma a quello ben più grave nei confronti del tassista.
All'occhio tecnologico della videosorveglianza si è sommato l'occhio degli investigatori che hanno identificato numerosi senzacasa e balordi che vivono a ridosso della stazione fino a quando non si è materializzato "lui", il giovane che nel video aveva il casco in mano, un paio di scarpe nere con bordature verdi e una maglietta marrone. E il ventenne indossava ancora le scarpe della notte da "Arancia meccanica" in compagnia di una ragazza e altri due ragazzi, anche se la polizia, in conferenza stampa, ha sempre parlato genericamente di "gruppo".
«Non siamo di fronte a un evento seriale, ma di un'aggressione estemporanea» ha detto Rita Sverdigliozzi, dirigente della squadra mobile che ha sottolineato come il fermo di uno degli aggressori sia arrivato in 48 ore grazie al lavoro in sinergia del personale delle volanti, della mobile e dei colleghi della polizia ferroviaria.
Una volta raccolti quelli che sono stati definiti «elementi incontrovertibili», il pubblico ministero Giancarlo Dominijanni ha disposto il fermo del giovane il quale, tuttavia, ha negato ogni addebito.
Il tassista, oltre a essere stato aggredito a colpi di casco all’interno dell’auto, è stato minacciato con un coltello alla gola dal giovane che era seduto dietro alle spalle. Gli investigatori hanno alcuni elementi in mano su cui c’è la massima riservatezza e il capo della mobile si limita ad affermare che «il caso non è chiuso».
Ciò che emerge da questo episodio è come intorno alla stazione graviti un mondo di sbandati e balordi che commette piccoli reati, ma che può alzare il tiro e dal furtarello o dal tentato scippo (come accaduto) possa passare a un delitto più grave picchiando, minacciando, derubando. E una spinta ad alzare l’asticella della violenza arriva dal bisogno di comprarsi la dose di droga.
Giovanni Parlato
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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