Sicurezza
«Investiti oltre 200 milioni e il Comune non fa niente»
Il Consorzio accusa l’amministrazione: «Col nostro territorio ha fatto cassa i 15 milioni delle azioni Sat che riceverà dalla Regione, siano stanzati sulla costa»
CALAMBRONE. Il Consorzio Nuovo Calambrone spara a raffica contro l'amministrazione comunale. «Siamo arrabbiati che il Comune di Pisa punti sempre il dito sul Consorzio. Il Comune si è intascato dal Calambrone quasi 25 milioni, 20 dalle vendite di immobili e 5 di nostri oneri d’urbanizzazione, ma non ha investito nulla. Sarebbe l'ora che facesse la sua parte come ha sempre promesso e poi puntualmente disatteso. Noi privati abbiamo investito fino a ora 212 milioni sul territorio e altri 80 sono i milioni per interventi ancora da realizzare. Con i nostri soldi il Comune ha fatto cassa, ma ora basta. Potremmo, qui a Calambrone, rifiutarci di pagare la Tasi». Chi parla è Remo Landucci, vicepresidente del Consorzio, mentre l'imprenditore Matteo Madonna rincara la dose: «Il Comune non ha dato seguito a quanto sostenuto e se non ci fosse stata all'inizio, con la giunta Fontanelli, una forte spinta, tante iniziative non sarebbero partite. Nel tempo, ci siamo trovati di fronte al classico "armiamoci e partite". Ora c'è tanta delusione». E Moretti aggiunge: «Il sindaco Filippeschi pensa ai grandi progetti, al Piuss, alle Sesta Porta e perde di vista il quotidiano. Non lo abbiamo mai visto a un'inaugurazione». «Anche la chiesa di Calambrone - aggiunge Madonna - è stata restaurata con i soldi dei privati».
Quindi, la proposta e la provocazione allo stesso tempo lanciata dal Consorzio: «Visto che il governatore Enrico Rossi venderà a Pisa le quote rimanenti della Sat, chiediamo al Comune che investa i 15 milioni di euro su Calambrone».
Il fuoco contro l'amministrazione continua inarrestabile come se ormai i rappresentanti del Consorzio fossero sul punto di scoppiare. Stavolta è l'architetto Beniamino Cristofani a prendere la parola: «Abbiamo trovato un posto abbandonato da 40 anni, in mezzo alla pineta c'erano nomadi e senzacasa, spacciatori, fra i pruni abbiamo scoperto il teatro, abbiamo regalato il progetto del viale al Comune di cui non sappiamo che fine abbia fatto».
E veniamo al motivo (la classica goccia che fa traboccare un vaso già pieno) che ha scatenato lo scontro col Comune. I lavori del Consorzio sono in fase di ultimazione e delle tre stazioni di sollevamento, manca la terza, mentre per le altre due «basta premere l’interruttore e partono». Il costo è di circa 250mila euro per la terza stazione, ma la società Baldassarri è fallita e un’altra è in gravi difficoltà economiche. «Ora leggiamo che l’assessore Serfogli vorrebbe fare eseguire i lavori di notte e si scaglia contro il Consorzio ritenuto inadempiente. I 250mila euro sono meno del 5% di quanto investito dal Consozrio e il Comune potrà rivalersi sulle fidejussioni dei soci inadempianti, manon sui soci che hanno versato gli oneri di urbanizzazione e investito come vorrebbe. E una volta che questa partita sarà chiusa, il Comune non avrà scuse perché è compito suo rifare il manto stradale del viale del Tirreno. Noi ci siamo accollati il lavoro sporco: fognatura nera e bianche, acquedotto. E al Comune spetta il compito della riasfaltatura, ma mentre procedevano i lavori di urbanizzazione la riasfaltura non è stata fatta. Ciò che manca sono gli investimenti più volte annunciati dal Comune per il rifacimento del viale, dell’illuminazione, delle rotatorie e dell’arredo, opere che avrebbero dovuto corredare lo sforzo compiuto dagli operatori privati»
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