Il Tirreno

Pisa

«Sembravano tipi a posto poi quella violenza inutile»

Il drammatico racconto del conducente di taxi in balìa di una gang con una donna «Mi hanno detto: se ci denunci ti uccidiamo e facciamo del male ai tuoi familiari»

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PISA. «Lavorare ancora di notte? Ora è presto per decidere. Se mai dovessi rifare quel turno (20-6) di sicuro rifiuterei i servizi con destinazioni anomale. Prenderei al massimo clienti che devono andare in alberghi o in piazza Duomo». In 24 anni di carriera, Franco Tinagli racconta la sua prima rapina subìta. Un’aggressione accompagnata da una violenza che al pronto soccorso hanno giudicato guaribile in 10 giorni. Un’esperienza che l’ha scosso, nonostante davanti a parenti e familiari cerchi di mantenere una serenità apparente. Al suo fianco ci sono la moglie, le due figlie con i rispettivi mariti e il nipote che l’ha portato al pronto soccorso dopo averlo visto in piena notte all’ingresso di casa con il volto rigato di sangue.

Non si è accorto che quei quattro potevano essere pericolosi?

«No. Erano giovani, sui 25 anni, vestiti in modo normale. E poi la presenza della donna diciamo che era rassicurante. In macchina parlavano in tranquillità. Uno diceva che i genitori erano in vacanza e così potevano andare da lui a giocare alla playstation. Solo dopo ho ricollegato quanto sia stato bravo quello che mi sedeva accanto e che fingeva di essere ubriaco. Stava troppo fermo per aver bevuto».

Nessun segnale neanche quando eravate in auto?

«Niente di particolare. Mi avevano detto che quello seduto accanto a me aveva bevuto e non voleva tornare a casa in moto. Per questo aveva il casco. Sembravano tipi a posto, incapaci di quella violenza inutile».

Quindi tutto in regola fino al momento di chiedere il saldo della corsa?

«Diciamo di sì. Quando siamo arrivati ad Asciano e mi hanno fornito un’indicazione sbagliata della strada uno si è arrabbiato. Nel parcheggio l’aggressione mi ha colto di sorpresa».

Non ha potuto reagire.

«E come facevo? Non mi ha fatto neanche iniziare la frase che già mi aveva colpito con il casco. E poi quello con la lama».

Era un trincetto o un coltello?

«L’ho toccato quando me lo premeva sul collo. Per me era un coltello da cucina».

Che idea si è fatto sulla rapina?

«Non so se volevano colpire proprio me o un tassista in generale. Prima di me c’era un collega con una Mercedes. Saranno anche dei balordi, ma per quello che poi hanno preso mi sembra che siano stati anche troppo violenti».

Oltre alle botte e al coltello, anche le minacce sono state eccessive?

«Dopo aver preso il cellulare hanno visto che c’erano le foto dei miei familiari. E allora mi hanno minacciato dicendomi che se li avessi denunciati mi avrebbero ammazzato e avrebbero fatto del male anche a loro. Ecco, in quel momento ho avuto davvero paura. Ho temuto per i miei cari».(p.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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