Il dolore
In duecento con le torce per dire no alla mafia
Una fiaccolata organizzata da Libera in centro ha ricordato l’attentato di via D’Amelio in cui persero la vita nel 1992 il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della scorta
Hanno sfilato in silenzio gli oltre duecento partecipanti alla fiaccolata che Libera ha organizzato sabato in ricordo dell'assassinio di Paolo Borsellino. Un fiume di torce che ha illuminato prima Borgo Stretto e, dopo un giro sui lungarni, è arrivato in piazza Gambacorti. Giovani e giovanissimi, molte famiglie, agenti delle forze dell'ordine in borghese per dire che il magistrato e gli agenti della scorta morti in via D'amelio il 19 luglio del '92 non saranno dimenticati. Alessandro Giubilei, referente del presidio “Giancarlo Siani” di Libera a Pisa, distribuisce le torce, parla con tutti e commenta: «È la seconda fiaccolata che organizziamo, l'anno scorso fu il 23 maggio per ricordare Giovanni Falcone e gli agenti di scorta uccisi a Capaci. Nel presidio siamo una trentina di ragazzi e vogliamo tenere vivo il ricordo di chi ha dato la vita per combattere la mafia, tutte le mafie».
Libera ha da poco preso la gestione di un'edicola in borgo Stretto sottratta alla mafia: «Quell'edicola, come altri beni ci ricorda che Pisa, pur non essendo terra di mafia, non è vergine. Così come la Toscana in generale. Noi manteniamo alta l'attenzione e i cittadini ci danno una mano: all'edicola vengono per sostenerci, alcuni attraversano la città per venire da noi».
A rappresentare il Comune che ha patrocinato l'evento c'era l'assessore all'istruzione Marilù Chiofalo che, dal palco allestito sotto palazzo Gambacorti, ha commentato: «Vedo molti giovani, la metà di voi era appena nata quando le bombe scoppiarono, non potete ricordarlo. Proprio per questo stasera la vostra presenza è così importante. Essere qua a ricordare Paolo Borsellino e Giovanni Falcone e tutti quelli che hanno dato la vita per la lotta alla mafia è un impegno di responsabilità. L'organizzazione mafiosa è grande e potente, ma la nostra, lo Stato, deve esserlo di più».
Luca Lunedì
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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