Attenzione
Tari, ultimatum ai circoli «Pagate oppure stangata»
Il Comune annuncia controlli a tappeto per tutte le attività produttive cittadine: chi non ha presentato la dichiarazione in buona fede, potrà evitare multe salate
PISA. Se tutto va male (per il Comune), rientreranno in cassa “solo” centinaia di migliaia di euro per la tassa sui rifiuti non pagata da circoli e altre attività produttive non dichiarate. Ma se oltre alle omissioni si dovesse dimostrare anche la malafede, allora scatterebbero sanzioni e interessi: la cifra diventerebbe milionaria. Le prime due attività finite iscritte a ruolo dalla Sepi – l’ente che riscuote per conto del Comune – sono le due spiaggette che esercitano sui lungarni Buozzi e Galilei; ma palazzo Gambacorti ha avviato una verifica incrociata a 360 gradi su tutte le attività che risultano iscritte all’albo provinciale e nei dati della Siae. Esistono, ma alla Sepi non risultano e quindi qualcosa deve essere successo nel trasporto delle informazioni. Capirlo con esattezza è fondamentale per calcolare le cifre dovute: un circolo, una onlus o qualunque altra attività che apre, ha infatti l’obbligo di comunicarlo a Sepi o direttamente o tramite il Suap, sportello unico attività produttive.
Se la mancata denuncia è colpa dello sportello pubblico, allora il Comune al massimo può incassare gli arretrati in modo retroattivo per i cinque anni precedenti; se, al contrario, da parte dei gestori c’è stata la volontà di tener nascosta la propria attività, allora scattano anche gli interessi di legge e le sanzioni dal 100% al 200% del tributo dovuto. In pratica, se dovevo pagare 1.000 euro, con la multa diventano da 2mila a 3mila più gli interessi per gli anni passati. Inutile tentare di scansare il recupero; la circolare di Sepi è chiarissima: anche «le attività produttive a carattere stagionale aventi ad oggetto intrattenimento e somministrazione» di cibi e/o bevande sono tenute a versare la Tari (si chiama così nel 2014) o le sue edizioni precedenti, quali Tarsu e Tares. Altrettanto certo è che le stesse attività non devono pagare la Cosap, concessione suolo pubblico, se già risultano concessionarie presso altri enti: e questo è proprio il caso di “Argini e margini” e “Arno vivo”, le prime due iscritte a ruolo, in quanto concessionarie tramite la Provincia di un tratto di proprietà demaniale.
Tari sì e Cosap no; ma la Tasi? Questo è il dubbio che si pone il Comune e su cui sono in corso riflessioni, perché la nuova tassa sui servizi indivisibili in qualche modo è legata all’accatastamento; e ciò salverebbe gli stagionali: le spiaggette non sono registrate al Catasto, né possono esserlo, poiché per il pericolo di piene sono tenute a smontare tutto in autunno. Tuttavia nel 2013 per il tributo esisteva anche un discorso in apparenza legato alla produzione; se passasse questa lettura, la cooperativa Flu che gestisce le due attività dovrebbe almeno pagare i famosi 30 centesimi a metro quadro introdotti dal governo Monti. I conti si conosceranno presto, ma gli agenti accertatori (termine burocratico che si può rendere con i geometri del Comune accompagnati dalla municipale) sono già stati in loco nelle due strutture a prendere le misure.
La superficie su cui calcolare il tributo è quindi nota all’amministrazione. Il consigliere comunale Maurizio Nerini, della lista Noi Adesso Pis@, ha presentato un’interrogazione all’assessore al bilancio Andrea Serfogli e riceverà una risposta scritta in questi giorni: nel testo il consigliere calcola con la tariffa del 2013 (16,41 euro al metro quadro) e arriva a una somma di 150mila euro per la Flu, arretrati compresi.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google