Il Tirreno

Pisa

«L’odissea di mia madre per riavere il Postamat»

di Daniele Benvenuti
«L’odissea di mia madre per riavere il Postamat»

La denuncia di un lettore: invalida al cento per cento è stata costretta ad andare con il deambulatore all’ufficio postale per chiedere il duplicato della carta

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PISA. Viene questa volta dalle Poste una storia di malaburocrazia, o meglio di una burocrazia che applica le sue regole senza tenere conto dei singoli casi e delle loro particolarità.

Protagonista, suo malgrado, è Antonietta Giuliano, una signora di 82 anni, invalida al 100% la cui odissea è legata al rilascio di un duplicato del suo Postamat. A raccontarci la storia è il figlio: Ernesto Tizzano.

«Tutto inizia il 13 giugno scorso quando mi rubano il borsello. Al suo interno, oltre ai miei documenti, anche quelli di mia madre ed il suo Postamat. Faccio presente che io, viste le condizioni di mia madre, ho la delega per operare alle Poste in sua vece. Quindi il 16 giugno – prosegue nella storia – vado alla sede centrale di piazza Vittorio Emanuele con la copia della denuncia di furto e la delega, per richiedere il duplicato della carta. Gli impiegati mi rispondono che la richiesta deve essere firmata dalla titolare in loro presenza. Faccio presente le condizioni di invalidità totale di mia madre, ma non ottengo nessuna concessione».

A quel punto Tizzano non può che portare fisicamente sua madre alle Poste.

«Quando è entrata con il deambulatore, ovviamente frastornata e con la sua vista ormai compromessa – dice ancora il figlio – gli stessi dipendenti delle Poste sono apparsi in imbarazzo. Nonostante tutto, lei riesce in qualche modo a firmare e quindi consegno la richiesta per la nuova carta».

Vicenda conclusa? «Purtroppo no – è sempre Ernesto Tizzano a parlare -. Martedì infatti vado alle Poste con la lettera in cui mi comunicavano che il Postamat era arrivato, convinto di poterlo ritirare. Mia madre aveva firmato, io avevo la delega ed anche copia del duplicato del suo documento che era stato rubato, pensavo ad una pura formalità. Invece niente. Il dipendente mi dice che anche per il ritiro occorre la presenza di mia madre».

Tizzano le prova tutte per far comprendere la situazione, ma senza successo.

«Hanno continuato a dirmi che solo la titolare poteva ritirare la carta – aggiunge -. Ho fatto vedere la delega, i certificati medici. Niente. La cosa assurda è che non mi hanno dato una alternativa. Anzi, una sì: portare mia madre in Comune per far autenticare la sua firma».

«Mi auguro a questo punto di poter parlare con un dirigente – conclude –, una persona che sappia interpretare la burocrazia alla luce di un problema evidente e che sembra assurdo nessuno possa risolvere».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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