Il dolore
Rimessaggi sull’Arno «Con questa crisi canoni troppo cari»
Intanto il sindaco propone un’autorità portuale unica «La Navicelli spa potrebbe svolgere questo ruolo»
PISA. Dopo il riconoscimento nel piano di gestione del Parco delle attività legate alla nautica presenti nella golena d’Arno si va verso una autorità portuale unica da affidare alla Navicelli spa, la società pubblica che gestisce la darsena pisana e il canale dei Navicelli. Tra le priorità c’è anche la navigabilità del fiume Arno. Ma i proprietari dei rimessaggi chiedono il dragaggio della foce e un aiuto da parte delle istituzioni per quanto riguarda i canoni di concessione difficili da sostenere in tempo di crisi e i permessi per semplici lavori di manutenzione ordinaria.
Quanto all’insabbiamento della foce dell’Arno, il Comune prevede la movimentazione in alveo che consentirà di creare il passaggio necessario alle imbarcazioni con una spesa di 40 mila euro. È emerso all’incontro organizzato dalla Cna e dall’Associazione Arno che si è svolto martedì scorso a bordo del battello della cooperativa Il Navicello in navigazione sul fiume. Erano presenti il sindaco Marco Filippeschi, l’assessore comunale all’urbanistica Ylenia Zambito, l’amministratore unico della Navicelli spa Giovandomenico Caridi, il presidente del consorzio I Navicelli Maurizio Bandecchi, il presidente dell’Associazione Arno Gustavo Elmi e alcuni titolari dei rimessaggi della Golena d’Arno. Tra le novità anche l’accordo tra la Navicelli spa e il porto di Livorno per partecipare insieme ai bandi di ricerca.
«Il piano di gestione del Parco – spiega Bandecchi – attesta il pieno riconoscimento delle attività sull’Arno che prima erano mal tollerate. Da un anno e mezzo si sta andando nella giusta direzione, ma servono ulteriori passi in avanti come il superamento del frazionamento delle competenze con una autorità portuale unica». Un ruolo che può essere affidato a una società che ne ha le conoscenze e le capacità. «Per compiere un salto di qualità – dichiara Filippeschi – serve un assetto organizzativo diverso. La Navicelli spa è una società in house pronta per trasferire le competenze. Ora che l’assetto urbanistico è stato definito potremo inquadrare meglio il problema con la Regione e pensare a una conferenza in cui presentare proposte e documenti».
Quanto alla navigabilità, «un obiettivo immediato – afferma Zambito – è chiedere alla Regione la competenza della navigabilità dell’Arno e il riconoscimento della riva sinistra della Golena come porto fluviale e non solo approdo».
Tutti apprezzano i passi avanti compiuti ma qualcuno avanza perplessità. «Una norma del Parco – sottolinea l’architetto Antonio Ghionzoli – non può superare le norme nazionali. La distanza dei rimessaggi di 4 metri e non più 10 era già passata con la Provincia, ma resta la preoccupazione dei proprietari per come saranno considerati i manufatti e per gli investimenti che devono fare. Confidiamo nella capacità delle amministrazioni che si relazionano con l’ente parco, ma ai giovani che si sono impegnati in questo settore servono risposte immediate».
Per qualcuno l’esperienza è stata drammatica: Nicola Pisani aveva investito la liquidazione per creare una attività per il figlio acquistando una concessione che si è rivelata illegittima costringendolo ad arrendersi dopo anni passati senza poter fare niente. E poi ci sono i permessi incomprensibilmente negati. «Volevo cambiare la copertura in eternit con una ecocompatibile – racconta Paolo Trevisan del cantiere MarinaNova – ma il permesso è stato bocciato. Gli operatori sono esasperati, ma chi vive nell’illegalità non ha problemi. Non c’è il controllo della navigazione. Dobbiamo pagare una tassa come base nautica su un fiume non navigabile. La foce dell’Arno è pericolosa a causa dell’insabbiamento per cui ho perso tanti clienti stranieri. Dobbiamo potare noi i platani per evitare che possano cadere i rami sulle barche. Con la crisi abbiamo abbassato i prezzi per cui i canoni oggi sono pesantissimi da pagare. Prima c’erano sei persone in cantiere mentre adesso siamo rimasti in due a lavorare».
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