Sicurezza
Sorpresa: a Pisa la crisi si sente meno
Indagine del Sole 24 Ore: il nostro territorio al quinto posto in Italia tra quelli che hanno retto meglio alle difficoltà
PISA. Pisa è addirittura al quinto posto tra le province italiane che hanno resistito meglio alla crisi negli ultimi sette anni. È quanto emerge da un’indagine del Sole 24 Ore, che ha stilato una classifica in base a dieci indicatori: depositi bancari, prestiti personali, tasso di disoccupazione, pil, laureati, casa, auto nuove, beni durevoli, farmaci e rifiuti. Invece le tre province dove la crisi ha colpito di più sono Viterbo, Latina e Novara. La graduatoria complessiva va letta, per segnalare le migliori o almeno quelle che hanno resistito meglio, dal basso verso l’alto: spicca Vicenza, a seguire Bolzano, Modena e Mantova. Poi arriva Pisa, che dunque registra la migliore performance in Toscana. La provincia pisana si piazza al 99º posto su 103 territori presi in considerazione, rivelando così di aver sofferto meno rispetto ad altre realtà.
Ottimisti e scettici. In città c’è chi concorda con l’indagine e chi invita alla prudenza. Se il sindaco Marco Filippeschi si dichiara soddisfatto («Il quinto posto nazionale per tenuta è una realtà importante che ci sprona a rilanciare»), ci va invece cauto il professor Luca Anselmi, ordinario della facoltà di Economia all’Università di Pisa. «Richiamo ad una grande attenzione - dice Anselmi - perché i dati non sono di univoca interpretazione. Quindi bisogna andare a scavare sulle cause. A mio giudizio i dati riassuntivi sono poco significativi».
Gli imprenditori. Ma cosa ne pensa chi sta “sul campo” ogni giorno? «Sono convinto che Pisa regga meglio alla crisi - afferma l’amministratore unico della Navicelli Spa, Giovandomenico Caridi. - Il motivo è dovuto alla scelta fatta di puntare su investimenti per le infrastrutture, su progetti legati all’innovazione, alla ricerca e al turismo, per cui la provincia ha risentito meno della crisi, con nicchie specifiche come le pelli, la meccanica e un po’ la nautica. Su questi bisogna puntare. Ma per una ripresa degli investimenti e dei consumi è fondamentale che le persone ritornino ad avere fiducia». Il presidente provinciale della Cna Andrea Zavanella è perplesso di fronte ai risultati dell’indagine: «E’ ragionevole che Pisa si trovi in una posizione mediana rispetto alle altre province - spiega - ma l’analisi dei dati più significativi, come pil e occupazione, fa pensare a una valutazione un po’ particolare. Infatti dai dati economici che vengono misurati di solito emergono diversi problemi a Pisa, per cui non so come possiamo collocarci così bene nella graduatoria finale con quei numeri. Dall’indagine risulta che per quanto riguarda il prodotto interno lordo, in confronto a Pisa, Trento vada peggio e Livorno vada meglio. E poi a Pisa il mercato immobiliare in realtà è fermo, con prezzi che non scendono. Mi sembra che l’indagine non fotografi la gravità della situazione delle province».
Conti in tasca. Ma ecco come si colloca la provincia di Pisa nelle classifiche dei dieci indicatori. Per il reddito pro capite Pisa è a metà classifica (25.193 euro). Milano ha il miglior incremento, Rieti la variazione negativa maggiore. Depositi bancari: da 11.386 euro pro capite del 2007 si è passati a 16.785 del 2013, che piazzano Pisa al sedicesimo posto (dall’alto, dal basso è 88ª) con una percentuale del 47,4%. In testa c’è Isernia e in coda Forlì. Prestiti personali: l’importo medio è passato da 15.238 euro del 2008 a 13.728 del 2013 collocando Pisa in posizione medio-bassa. Modena batte tutti, chiude La Spezia.
Giovani e lavoro. La percentuale relativa al tasso di disoccupazione era del 4,61% del 2007 ed è passata a 8,64 nel 2013 (+87,5%). Pisa in questo comunque si “difende” rispetto ad altri. Migliore performance per Nuoro (-3,8%). I laureati? Su mille giovani dai 25 ai 30 anni, sono stati il 69,17% nel 2007 e il 69,19% nel 2013, per cui Pisa è nelle retrovie. Bene Sassari, giù Catanzaro.
Soldi da spendere. Analizzando poi i prezzi medi di vendita al metro quadro per appartamenti nuovi (di 100 mq in zona semicentrale) nei capoluoghi di provincia italiani, a Pisa il prezzo è passato da 2.850 euro del 2007 a 2.600 del 2013 con un calo dell’8,8%, per cui la posizione è ottima avendo i valori tenuto abbastanza. Interessante anche il dato sulle auto nuove: dal 2007 al 2013 le immatricolazioni sono passate da 20.629 a 11.928 con un calo del 42,2%: significa che, rispetto a Pisa, in tanti hanno fatto molto peggio. Beni durevoli: dal 2008 al 2013 la spesa per famiglia relativa a mobili, elettrodomestici e informatica è passata da 1.177 euro a 1.022, con un calo del 13,2% per cui Pisa è in buona posizione; Aosta ha numeri imbattibili, Belluno invece delude. Riguardo ai farmaci, dal 2009 al 2013 la spesa per abitante passa da 468 euro a 469,4 con un aumento dello 0,3%: Pisa è poco sotto la metà classifica, mentre svetta Vercelli. Infine il capitolo dei rifiuti: dal 2007 al 2012 i rifiuti urbani pro capite sono passati da 847,3 kg a 800,1 per cui Pisa è ancora è metà graduatoria. Tanti risultati in media, alla fine i conti sono (sembrano) buoni.
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