Il Tirreno

Pisa

Povertà in aumento a farne le spese sempre più bambini

di Luca Lunedì

Crescono in città i casi di disturbo del comportamento L’assessore al sociale: «Punti di ascolto nelle scuole»

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PISA. Via da Buti, ieri mattina. Un bambino si arrampica sul contenitore dei vestiti usati. Cerca di prendersi qualcosa. La scena, che colpisce, è ritratta nella foto a fianco. Che la crisi abbia colpito soprattutto le cosiddette fasce deboli è cosa risaputa. Quello che emerge però da un primo bilancio del 2014 è che sta ancora colpendo i più deboli per definizione: i bambini.

Non sono ancora disponibili dati precisi, ma da una prima ricognizione spicca l’aumento significativo, e preoccupante, dei casi di minori coinvolti in quella fascia di popolazione che vive al di sotto della soglia di povertà.

E se per un adulto è difficile, per un minore può essere traumatico. Sono infatti aumentati i casi di accesso ai servizi di neuropsichiatria infantile, così come è salita la percentuale dei casi rilevati di disturbo nel comportamento. A questi vanno aggiunti i casi di genitori tossicodipendenti, abusi e situazioni familiari disagiate in genere. Un quadro che non fa distinzione tra italiani e non, con i bambini vittime di una situazione più grande di loro.

I numeri più aggiornati forniti dalla Società della Salute, relativi al primo semestre 2014, parlano di 600 accessi al servizio “Adulti in difficoltà” e di 276 per quello “Emergenza abitativa”. Numeri che fanno riflettere ancora di più se confrontati con quelli del 2013: per “Adulti in difficoltà” in tutto l’anno furono 612, mentre per “Emergenza abitativa” arrivarono a 684. Ancora: furono 46 le donne immigrate che si rivolsero alla Casa di accoglienza e ben 4.027 i servizi effettuati dal progetto “Homeless”. Per il resto Pisa segue le tendenze toscane che (fonte “Dossier 2014 della povertà in Toscana” di Caritas) raccontano di 25.353 persone accolte nei 152 centri d’ascolto. Un dato in lieve flessione rispetto al 2012, ma è la stessa Caritas a bandire ogni ottimismo. «Tale diminuzione - si legge nel dossier - ha una duplice spiegazione: da una parte aumenta il livello di difficoltà delle situazioni incontrate e dall’altra la recente riorganizzazione delle banche dati ha eliminato situazioni doppie».

La conferma arriva dall’aumento degli incontri che ogni soggetto effettua: si arriva ad una media di 4.16 e qui si vede come gli italiani abbiano bisogno di più incontri rispetto agli immigrati (4.72 incontri di media per i primi contro i 3.90 dei secondi). Le linee di tendenza evidenziano come la forbice tra italiani e stranieri si sia molto ridotta: nel 2013 era immigrato il 68% della popolazione che si rivolgeva alla Caritas, ma solo pochi anni fa era oltre l’80%.

Sul dato dei minori torna l’assessore alle politiche sociali Sandra Capuzzi: «Un dato preoccupante, ma che si spiega anche in un controllo diffuso che fa emergere più casi. Abbiamo firmato un protocollo con il tribunale dei minori e nelle scuole abbiamo creato punti di ascolto con maestre e genitori che ci aiutano ad individuare i minori in difficoltà. Spesso sono le classi stesse a dare una mano spontaneamente».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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