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Pisa

in lungarno mediceo

«Abbiamo un locale di qualità ma la movida non ci guarda»

PISA. «Ho deciso di investire a Pisa in un bar-bistrot di buon livello, specializzandomi nei prodotti tipici della nostra provincia, in lungarno Mediceo. Purtroppo la movida mi ha tagliato fuori dal...

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PISA. «Ho deciso di investire a Pisa in un bar-bistrot di buon livello, specializzandomi nei prodotti tipici della nostra provincia, in lungarno Mediceo. Purtroppo la movida mi ha tagliato fuori dal grande giro di clienti, anche se mi trovo a pochi metri da una delle piazze più frequentate della città». A parlare è Simone Neri che da novembre scorso ha aperto il locale Fulat. Nonostante la voglia di fare, l'esperienza e le idee che ha messo in questo progetto, gli affari stentano a decollare. E pensare che a pochissimi metri dal locale ci sono centinaia di giovani della movida che affollano piazza della Berlina e le spallette dei lungarni. «E’ davvero incredibile – commenta -. La sera si assiste ad un vero e proprio muro di persone che si ferma in piazza. Molte delle quali, forse, non consumano nemmeno, ma di fatto attraggono altre persone e non spostano di un metro i flussi verso il resto del lungarno».

A poco quindi contano le idee alternative che Neri sta proponendo nel suo locale. «Il centro della città è ormai occupato da decine di locali, molti dei quali identici. In questa situazione diventa difficile far capire la differenza e far valere la qualità. Noi ci proviamo e non vogliamo certo arrenderci, convinti delle nostre idee. Ad esempio - spiega Simone Neri - potremmo organizzare piccole esibizioni musicali, cena a tema, anche mettendo una pedana sul lungarno. Il tratto dopo piazza della Berlina sembra infatti un deserto se si eccettua una pizzeria».

Neri dimostra tutto il suo entusiasmo per questo lavoro. Per alcuni anni, infatti, è stato barman e quindi conosce i gusti dei clienti. «Con mia moglie Cristina Bini, flautista, abbiamo anche organizzato serate unendo menù tipici alla musica - racconta -. Crediamo ancora che la qualità possa avere la meglio anche in un campo come quello dell’intrattenimento e della ristorazione. Ma a volte ci scoraggiamo a vedere i risultati a fronte di un tale sforzo». Il caso di Simone Neri e del suo Fulat, comunque, non è isolato in città. All'interno delle zone della movida le aperture dei locali sono a ritmo continuo. E di conseguenza non mancano gli imprenditori che cercano di spostare le attività che si trovano in periferia all’interno del centro storico. Un circolo vizioso, però, che rende il centro ostaggio della movida e dei suoi flussi con un proliferare di locali spesso tutti uguali. Non a caso Palazzo Gambacorti sta mettendo a punto un blocco per la concessione di nuove licenze (anche per i subentri) in un perimetro ben definito del centro. (d.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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