Il Tirreno

Pisa

Mauro Del Corso e i volontari dell’arte a difesa della città

di Marco Barabotti
Mauro Del Corso e i volontari dell’arte a difesa della città

A un mese dalla morte ecco il testamento spirituale che il presidente degli Amici dei Musei ci ha lasciato

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PISA. La tragica scomparsa, esattamente un mese fa, di Mauro Del Corso, presidente della federazione nazionale degli Amici dei musei e dei monumenti (e che a Pisa aveva creato lo zoccolo duro dell'associazione), non lascia un vuoto, bensì ci consegna un fiume d'idee, di progetti costruiti con entusiasmo, intelligenza, sagacia, abilità e fondato sulle sinergie, in primis quelle del volontariato. Mauro voleva che lo ricordassimo così, con le parole del poeta australiano Pam Brown: «Non lasciare che la morte o i dolori ti rubino i ricordi gioiosi. Tieniti stretta questa tua felicità che hai conosciuto, che hai condiviso. Non andrà mai persa». Bisogna proseguire con passione ed entusiasmo la strada da lui tracciata, quella della conoscenza e dell'amore per la cultura e per l'arte.

Egli ci ha dettato inconsapevolmente anche un testamento per la città, pochi giorni prima di morire e che più avanti riveleremo. Grazie a lui Pisa si è arricchita di un bagaglio di consapevolezza sui nostri grandi tesori artistici e monumentali di cui si era fatto ambasciatore in Italia e nel mondo, mettendo in moto un'azione senza eguali, sanando così tante ferite con opere di restauro e di recupero, dando nuovo lustro alle nostre bellezze e arricchendole anche con un patrimonio di studi che si sono materializzati in decine di preziosi volumi.

Tra le sue ultime idee, la creazione di una task force contro il degrado, con la partecipazione dei volontari dell'associazione degli Amici dei musei e coordinata dalla prefettura (un altro progetto del duo Del Corso-prefetto Tagliente e fortemente voluto dal sindaco Filippeschi).

«Del resto ogni giorno in città - diceva Mauro - appare una scritta. Ma quando si scrive sui muri di chiese e monumenti, quando s'imbratta l'arte e la storia, siamo di fronte a un atto vandalico grave e infamante».

Ecco l'affidamento del controllo a una task force di volontari appassionati quanto competenti e a costo zero. Il progetto è il primo in Italia e, nel caso dovesse dare risultati positivi, potrebbe uscire dai confini provinciali e toscani.

Pisa, quindi, potrebbe diventare il banco di prova nazionale di un metodo innovativo per monitorare i beni monumentali e, nel caso, intervenire snellendo le procedure burocratiche. Non a caso la federazione nazionale degli Amici dei musei e dei monumenti è nata a Pisa grazie a un altro personaggio illustre della nostra città: Luciano Chiti. Oggi i soci pisani sono 700, le associazioni sono 110 per 40mila persone. «Se esportiamo il nostro esempio anche altrove potremmo davvero creare una rete efficace per la tutela del patrimonio artistico nazionale», aveva detto Mauro in prefettura a Pisa. «È un modo per evitare che le sofferenze di Pompei si ripetano anche in altre realtà italiane», aveva aggiunto il prefetto Tagliente, col quale Del Corso ha realizzato recentemente due importanti libri sulla storia, sull'arte e sul recupero del palazzo Mediceo.

Mauro Del Corso vedeva questa speciale sezione come "I volontari dell'arte" e proprio sulla casacca che indosseranno presto, almeno si spera, avrebbe voluto impresse queste parole, in modo che il lavoro sia visibile e possa sviluppare in città il senso civico in difesa dei monumenti, in uno spirito di collegialità.

In quasi 24 anni di vita l'associazione ha accompagnato un pezzo di storia della città «che magari domani - soleva dire Mauro Del Corso - leggeremo sulle guide e sui manuali, se non su testi specialistici». Ne ha documentato i tratti salienti con pubblicazioni specifiche, in diversi altri casi è intervenuta direttamente promuovendo restauri e abbellimenti che poi sono andati in porto. Ha accompagnato la trasformazione di Pisa, o meglio la riqualificazione del suo patrimonio urbanistico, storico, architettonico, monumentale: la cinta delle Mura Repubblicane, poi la piazza dei Cavalieri, quella di Vittorio Emanuele II, il Giardino Scotto, Corso Italia, ma anche il progetto di Santa Chiara e il porto turistico di Boccadarno.

Mauro mi aveva confessato, una settimana prima della sua morte in un incidente stradale, i problemi di Pisa che più lo assillavano e verso i quali si era già mosso per sollecitarne la risoluzione. Oggi è una sorta di testamento per la città, di cose da fare o da completare. In particolare il costituendo Museo della Navigazione, gli Arsenali e il relativo sito di scavo che a quasi sedici anni dal rinvenimento delle navi (anch'esso unico al mondo), grava ancora in uno stato d'incertezza. Ma anche la Sapienza, cuore storico e simbolo del nostro ateneo, forzatamente chiusa. Poi il "cantiere dimezzato" - «a cui Calvino non avrebbe fatto mancare la pagina», mi disse Mauro - della ricostruzione dell'identità e integrità del complesso della basilica di San Piero a Grado. E quello della chiesa di San Silvestro. «In questo senso - ancora le parole di Mauro - abbiamo fatto molto, dando il là e portando avanti i lavori, ma non possiamo fare di più: per cui rimane un surreale, anch'esso, progetto di recupero che sarebbe prezioso, se completato, per la città e il suo patrimonio, in un'area che sta vivendo una nuova vita».

E il suo ultimo cruccio, il più dirompente, confessato una settimana prima della notte di San Ranieri. «Purtroppo - disse - non è andato in porto l'imponente progetto dell'Affresco di San Ranieri nella chiesa di San Vito, che anni fa abbiamo presentato alla città dopo un lungo lavoro di preparazione, persuasione e coinvolgimento. Contavamo di finirlo entro giugno del 2014 in occasione dei 950 anni dall'avvio della costruzione della cattedrale di piazza dei Miracoli. Non ce l'abbiamo fatta, ma non è una sconfitta. Pure in ritardo deve essere realizzato. Sono sicuro che se ne farà carico il sindaco Filippeschi per un evento che sarà di portata mondiale, come mondiale è il primato del più grande affresco in corso d'opera esistente».

Non ho usato una sola parola triste o retorica per ricordarlo, come voleva lui: nessuno muore sulla terra finché vive nel cuore di chi resta.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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