Il Tirreno

Pisa

Trans sfruttati e picchiati per saldare i debiti

Trans sfruttati e picchiati per saldare i debiti

Due condanne e due patteggiamenti chiudono l’inchiesta della squadra mobile Un sudamericano decise di parlare e fu minacciato: «Ti facciamo a pezzettini»

3 MINUTI DI LETTURA





PISA. Due condanne in abbreviato a 2 anni, e due patteggiamenti a 3 anni e mezzo e 3 anni e 4 mesi.

A un anno di distanza dagli arresti della squadra mobile di Pisa e del commissariato di Viareggio, è stata definita dal gup, Giuseppe Laghezza, la posizione processuale dei sudamericani e dell’italiano finiti in carcere con l’accusa di estorsione, sfruttamento della prostituzione e violazione della legge sull’immigrazione clandestina.

Un trans brasiliano, nel frattempo inviato in una comunità protetta, raccontò le angherie cui era stato sottoposto appena arrivato in Italia e costretto a lavorare nella zona di Camp Darby. Disse nel corso dell’incidente probatorio dei soldi - 23 mila euro - che gli arrestati a vario titolo pretendevano da lui. Un debito che il viado non riusciva a saldare e che per questo aveva subìto minacce di persona e nei confronti dei suoi familiari. «Ti faremo a pezzettini» fu l’intimidazione. Il pm Paola Rizzo ha dato parere favorevole ai patteggiamenti, chiedendo una pena di 3 anni per i due cheb aveva scelto l’abbreviato. Cristiano Moreira Da Silva, 39 anni, ha patteggiato 3 anni 4 mesi; Santos De Oliveira, 42 anni, 3 anni e mezzo. Per entrambi è stata disposta la scarcerazione con l’obbligo di firma dai carabinieri di Viareggio. Condanna a due anni invece per Daniele Macciò, 37 anni e Marcos Paulo Fereira Dos Santos, 38 anni, entrambi residenti a Pisa, difesi dall’avvocato Andrea Di Giuliomaria. Il giudice li ha riconosciuti colpevoli solo del reato di sfruttamento della prostituzione, assolvendoli per l’estorsione e il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Macciò passa dall’obbligo di dimora all’obbligo di firma, mentre Fereira è stato scarcerato con obbligo di firma dai carabinieri.

L'attività investigativa, frutto anche di precedenti indagini sugli affitti e sui prestanome condotte dal commissariato di Viareggio era iniziata nel luglio del 2012. Preziosa la collaborazione della squadra mobile di Pisa con organizzazioni come la Dim (Donne In Movimento), che avevano segnalato alla polizia la presenza di trans sudamericani che intendevano allontanarsi dall'ambiente.

Chi ci era riuscito aveva trovato ospitalità in luoghi sicuri. Qualche trans si era poi confidato con agenti del commissariato di Viareggio. Tra chi ha patteggiato o è stato condannato, si occupava di acquistare i biglietti per il volo e di procurare ai giovani trans i documenti e il denaro necessario a superare i controlli alla frontiera e trovarsi anche un alloggio. Di solito i viados arrivavano dalla Francia con visti turistici e false prenotazioni di alberghi transalpini. Raggiungevano l'Italia in treno dove venivano accolti dai cosiddetti "segretari" che li sistemavano in appartamenti a Viareggio, Pisa e Montecatini. Quando scoprivano che il lavoro sarebbe stato in strada e non in casa in tanti si rifiutavano. E allora veniva chiesti almeno 20.000 euro di riscatto per le spese anticipate. Non solo. Le prostitute dovevano aggiungere un prezzo per il pagamento del luogo dove aspettavano i clienti, i "joint" dislocati sull'Aurelia, tra Pisa e Livorno, o a Migliarino, al confine Pisa-Torre del Lago, controllati da altri appartenenti al gruppo. Chi tentava di sottrarsi alle regole del clan veniva minacciato e in alcuni casi picchiato.

Pietro Barghigiani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze