Tassa sui lavatoi mozione in difesa dei cittadini
SAN GIULIANO. Dopo la rabbia della popolazione e le parole del sindaco Sergio Di Maio, anche il consiglio comunale di San Giuliano Terme si ribella alla tassa sui lavatoi. Il componente di...
SAN GIULIANO. Dopo la rabbia della popolazione e le parole del sindaco Sergio Di Maio, anche il consiglio comunale di San Giuliano Terme si ribella alla tassa sui lavatoi.
Il componente di maggioranza Marco Balatresi, componente della lista dei Democratici Riformisti, ieri pomeriggio ha presentato una mozione in cui chiede al sindaco e alla giunta municipale di «attivarsi affinché le pile vengano classificate come bene pubblico» per passare a totale carico della collettività. Il provvedimento verrà discusso durante la prossima seduta consiliare, programmata per il 31 luglio. Una linea, quella adottata da Balatresi e dalla sua lista, che rispecchia la volontà della cittadinanza, intenzionata a disfarsi dei lavatoi proprio per non pagare il canone di occupazione richiesto dal Servizio idrico provinciale, insieme agli arretrati quinquennali o decennali (da 400 a 1.100 euro a seconda della scelta che farà la Provincia di Pisa).
«Siamo stati contattati da alcuni sangiulianesi e ci siamo presi a cuore la questione – spiega Balatresi – e non mi sembra giusto che i privati debbano pagare queste somme. Per loro mille euro sono tanti, mentre per un bilancio di una Provincia è nulla. Certamente, pur avendo agito nella legalità, l’ente comprensoriale avrebbe fatto meglio ad attuare una diversa metodologia anziché spulciare il pelo nell’uovo e pretendere il canone dai miei concittadini».
Anche la lista dei Democratici Riformisti, in una nota, ha espresso una posizione unitaria. «Non è possibile – si legge nel comunicato – accanirsi contro i proprietari dei lavatoi, che già hanno contribuito a proprie spese al mantenimento e, in alcuni casi, al restauro degli stessi senza alcun contributo da parte di qualsiasi ente pubblico».
«Allo zelo dell'amministrazione provinciale – continuano i Democratici Riformisti – sempre a caccia di nuove entrate, occorre pertanto contrapporre una soluzione affinché le pile storiche vengano classificate bene pubblico e, come tale, non più di competenza dei privati e che veda l'esonero dal pagamento delle concessioni demaniali».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google