Sicurezza
Filma il sesso con il parroco e poi lo ricatta
La storia che arriva dalla provincia di Pisa. Il sacerdote, parte lesa nel processo contro un giovane che ha preteso duemila euro, racconta di essere stato stordito dall’alcol
PISA. Lo ha fatto bere, poi si sono spogliati e ha iniziato a palpeggiarlo. L’approccio è andato oltre con il tentativo di consumare anche un atto sessuale. Fotogrammi a luci rosse su un set improvvisato per un “film” sacrilego girato in una canonica dove si vedono nudi un giovane e una persona adulta: uno era un giovane di nazionalità rumena, l’altro un parroco dell’area pisana (omettiamo il nome perché parte offesa) stordito dall’alcol. Ma quello che ha fatto deflagrare la situazione è stato l’uso delle riprese delle scene filmate con un telefonino. Sequenze hard che nei giorni successivi si sono trasformate in una merce di scambio: «Dacci soldi o divulghiamo il video». Un ricatto a cui il sacerdote ha ceduto versando circa duemila euro. Quando, però, ha capito che sarebbe diventato un bancomat si è rivolto ai carabinieri.
Il processo. La storia del parroco ricattato con un video vietato ai minori è arrivata in Tribunale con il processo a carico di Mihail Turcu, 26 anni, romeno, accusato di estorsione consumata e tentata. Nell’aprile 2013 con altri due connazionali venne arrestato. Sotto processo in aula è finito solo lui.
Le accuse. Davanti al secondo collegio del Tribunale (presidente Salutini, a latere Degl’Innocenti e D’Auria), si sono presentati gli investigatori dell’Arma, dal nucleo investigativo alla stazione territoriale, che hanno condotto le indagini. Per esame e controesame dei testi dell’accusa sono stati sentiti dal pm, Giancarlo Dominijanni e dall’avvocato di Turcu, Rossella Gagliardi. La Procura sostiene che l’imputato non solo sia stato protagonista del video hard, ma poi abbia insistito per farsi dare soldi dal parroco minacciando di diffondere quelle immagini compromettenti per chiunque, figuriamoci per un prete. I carabinieri all’epoca misero sotto controllo diverse utenze telefoniche e sequestrarono un computer sul quale era stato scaricato il video del peccato.
La storia. Il maresciallo che raccolse la denuncia del parroco ha riferito la genesi di una vicenda che nel giro di qualche settimana portò al trasferimento del sacerdote nella Capitale. Un allontanameno dettato dall’opportunità quello avvenuto dalla parrocchia pisana dove il don era molto attivo nell’accoglienza di immigrati e famiglie disagiate.
Telefonate minatorie. La telefonata che dà il via alla storia arriva alle 15 del 20 aprile 2013. A chiamare sul cellulare il maresciallo è il prete che si confida con il sottufficiale. «Aveva una voce tremolante – ha ricordato in aula il carabiniere –. Mi disse che voleva vedermi di persona per raccontarmi un fatto grave. Andai in parrocchia e lo trovai quasi in lacrime. Era sotto choc. Mentre stavamo parlando gli squillò il cellulare. Lui rispose e mise l’apparecchio in vivavoce. Sentii una voce che diceva: “Se non consegni i soldi a mio fratello proiettiamo il filmino in paese”. Passarono circa venti minuti e arrivò un’altra chiamata. La voce era diversa: “Sono in un Internet point. Visto che non vuoi dare i soldi metto il filmino sul web”. A quel punto accompagnai il parroco in caserma per formalizzare la denuncia».
Le indagini. I militari della stazione e quelli del nucleo investigativo partono con le indagini mettendo sotto controllo i telefoni di tre romeni già conosciuti come frequentatori–assistiti della parrocchia. Di euro per disinnescare il ricatto, il prete ne avrebbe versati circa 2mila. Le richieste, però, erano continue e sempre accompagnate dalla minaccia di diffondere il video a luci rosse girato a sua insaputa. I romeni sapevano della sua inclinazione sessuale per i giovani e, per l’accusa, ne hanno approfittato ricorrendo anche all’alcol. Quando hanno esagerato sono arrivati i carabinieri.
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