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La provocazione di Fonte «I saldi? Vanno aboliti»

La provocazione di Fonte «I saldi? Vanno aboliti»

Il presidente del Centro Commerciale Naturale di San Giuliano Terme indica nell’unità d’azione dei piccoli negozi l’unico modo di ripartire dopo la crisi

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SAN GIULIANO. «Il piccolo commercio non può ripartire dai saldi. O meglio, non può ridursi ai mesi di luglio o di gennaio per salvare il bilancio di un anno. Ci vuole un cambio di rotta e soprattutto una unione dei piccoli commercianti. Magari anche eliminando gli stessi saldi». La provocazione arriva da Venanzio Fonte, presidente del Centro Commerciale Naturale di San Giuliano Terme che riunisce circa cento negozianti, che nel corso dell'assembla mensile ha avuto modo di incontrare il nuovo sindaco Sergio Di Maio ed il vice Franco Marchetti. Da qui lo spunto per analizzare l'inizio dei saldi con un occhio diverso.

«In questi giorni si parla tanto delle vendite di fine stagione come ancora di salvezza – spiega Fonte -. Ma se in questi mesi i negozi non hanno fatto altro che proporre, per sopravvivere, sconti da un minimo del 30% a un massimo del 70%. In un panorama del genere cosa vuol dire che il 5 luglio arrivano i saldi anti-crisi? Non è certo dai saldi che può ripartire il commercio. Con questo non voglio certo scoraggiare i commercianti, anzi dico loro di stringere i denti perché qualcosa prima o poi dovrà cambiare. Ma a quanti questo mio messaggio non servirà, visto che hanno già chiuso la serranda e perso ogni speranza?».

Fonte critica coloro che vedono in queste vendite scontate il volano della ripresa. «I saldi, quelli veri, anche nei periodi di migliore economia non hanno mai dato segni di ripresa, né tantomeno arricchito il commerciante. Oggi, intanto, le stagioni commerciali non sono più quattro, ma due (estate e inverno). Poi c’è il problema del costo del personale, quello dell’orario di lavoro che a causa della grande distribuzione è diventato smisurato e costoso (per chi se lo può permettere). Inoltre non ci dimentichiamo delle tasse, della necessità di dovere avere a disposizione un ragioniere, un commercialista, spesso anche un avvocato. Insomma non è poi così tanto semplice sopravvivere in questa giungla commerciale. I saldi non ci possono salvare dopo quattro anni di crisi e una riduzione media degli incassi che si aggira intorno al 40%».

Da qui l'appello del presidente del Centro commerciale naturale. «Dovremmo cominciare a pensare seriamente di metterci insieme (come i Centri commerciali Naturali) per poter pesare sulle amministrazioni comunali e con loro prendere le giuste misure; una collaborazione che ci metta in condizione, soprattutto i piccoli, di gestire insieme i temi degli affitti e del suolo pubblico, la Tares, i costi della pubblicità, i pacchetti sconto per i turisti. Dovremmo eliminare gli sconti, le promozioni, le liquidazioni e ritornare al vero commercio».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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