Sicurezza
Bastione Stampace, lo sballo dietro l’angolo
Il cantiere abbandonato è diventato il luogo dedicato al buco: ovunque siringhe con tracce di sangue
PISA. Pochi minuti e poche centinaia di metri separano lo smercio dal consumo. Il lato grottesco di questa vicenda è che chi si droga è agevolato dai ritardi della pubblica amministrazione: il cantiere lungo le mura del bastione Stampace è usato come rifugio per l’uso di stupefacenti. A Porta a Mare, attraversato il parco della piazza Marinai d’Italia si deve passare sotto l’ingresso delle antiche mura per imboccare la via pedonale che conduce, costeggiando via Bixio, alla stazione dei bus. Sulla sinistra la porzione di mura è chiusa da lunghi tavolati che dovrebbero impedire l’ingresso al cantiere. Così non è: appena passata la volta dell’arco, l’ingresso al cantiere è stato forzato e le due “porte” vengono tenute insieme con del semplice fil di ferro. Già dalla mattina si nota un certo traffico intorno all’apertura improvvisata ed è facile notare che, quando nessuno guarda, tra ingresso e uscita corrono pochi secondi.
Entrare è stato facile, meno è stato accettare ciò che si trova all’interno. Accanto al materiale da costruzione, sotto le impalcature che dovranno restituire un gioiello storico alla città, c’è una distesa di siringhe usate. Mischiate ai calcinacci, nascoste fra i rotoli di cavo, camuffate fra i rifiuti (anche quelli abbondano) ci sono le ipodermiche: sottili, spesso con tracce di sangue all’interno, a decine. Accanto lattine aperte e con segni di bruciatura, utili sostegni alla fase preparatoria. A pensarci è il luogo ideale:riparato alla vista di chiunque e vicino ai rifornimenti. Nessuna necessità di cercare un anfratto appartato dove consumare, nessun passante occasionale che può allertare le forze dell’ordine, tranquillità assicurata da un’opera pubblica ferma.
Il restauro delle mura era cominciato nel 2013 (anche se l’accordo per il finanziamento era stato trovato alla fine del 2011) grazie a un contributo di 900mila euro da parte della Fondazione Pisa. Il recupero di quella porzione di cinta muraria non è stato incluso nel novero dei progetti Piuss: prevedeva il restauro conservativo dei paramenti e il consolidamento dei merli e dei camminamenti in quota, oltre alla completa riqualificazione dell’area a verde sottostante e la realizzazione di un nuovo impianto d’illuminazione utilizzando lampade a basso consumo energetico. I lavori, affidati alle ditte Gaspari ed Avr, si interruppero nei mesi scorsi e così il cantiere fu temporaneamente chiuso.
Pochi potevano immaginare che venisse riconvertito a sala relax per consumatori di stupefacenti. Nel tempo qualche grido d’allarme i commercianti della zona hanno provato a lanciarlo, ma l’appello non è stato ascoltato. «Prima il parco – ci racconta un esercente di Porta a Mare – era diventato un bivacco per rom e vagabondi. Quando hanno aperto il cantiere sono stati allontanati e noi abbiamo tirato un sospiro di sollievo. Ma appena abbiamo visto gli operai del cantiere posare gli attrezzi ed andarsene, temevamo che sarebbe successo questo. E infatti non è passato molto che il parco e il quartiere porta venissero frequentati da personaggi equivoci».(l.l.)
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