Sicurezza
Yacht imbottito di droga: cinque arresti
Nella stiva di una barca ormeggiata in un anonimo rimessaggio la polizia sequestra 3 tonnellate di hashish
PISA. Metti un poliziotto che resta un investigatore anche quando si rilassa con il suo hobby preferito. Aggiungi una buona dose di fortuna. Non tralasciare un passo falso di chi pensa di passare inosservato e poi si muove mandando avanti gente con precedenti penali. Unisci gli ingredienti e ottieni una dei più importanti blitz antidroga mai visti in provincia: il sequestro di 3 tonnellate di hashish del valore di 3 milioni di euro e il contestuale arresto di cinque persone per traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Si chiama “Cafè de Mar”, dal nome dello yacht che nella stiva aveva 123 colli imbottiti di droga, l’operazione condotta dalla squadra mobile, sezione anticrimine e narcotici, illustrata in questura dal procuratore capo, Ugo Adinolfi, dal sostituto Aldo Mantovani, dal questore Gianfranco Bernabei, dal capo della mobile, Rita Sverdigliozzi e dal funzionario Fabrizio Nocita.
Gli arrestati. Sono finiti in carcere Paolo Varagnolo, 60 anni, skipper, residente nella provincia di Venezia, con precedenti; Mauro Loconsolo, 35 anni, skipper, residente nella provincia di Barletta-Andria-Trani, incensurato; Elvis Ballini, 30 anni, marinaio, residente nella provincia di Milano, incensurato; Giuseppe Giove, 35 anni, trasportatore, residente nella provincia Milano, con precedenti per stupefacenti e ricettazione; Emilio Caglia Ferro, 40 anni, trasportatore, residente nella provincia di Napoli, incensurato.
L’intuito dell’agente-velista. È stato un poliziotto con la passione per le barche e la vela a dare il via alle indagini. A giugno fa caso alla presenza di alcune persone che per un periodo di tempo limitato avevano noleggiato un posto barca all'interno di una piccola rimessa sull’Arno. Non era gente conosciuta in zona. E, sospetto decisivo, avevano chiesto un posto per una barca di grandi dimensioni, insolito per quei luoghi, senza fare tante storie sul prezzo. L’appassionato di vela fa un controllo sui nomi. È l’inizio della fine per i corrieri della droga: uno del gruppo, Giuseppe Giove, aveva svariati precedenti per stupefacenti.
Le telecamere. Da quel momento la zona viene tenuta sotto controllo con le telecamere. Passano i giorni e tutto scorre tranquillo nel rimessaggio a circa 3 km dalla foce dell’Arno. Il giorno del blitz arriva mercoledì. È pomeriggio quando gli occhi elettronici della polizia riprendono l'arrivo di una grande imbarcazione.
Il blitz. Sul posto si fiondano i poliziotti che bloccano due persone appena scese dall’imbarcazione. Salgono sul natante e ne identificano una terza. Ma soprattutto si accorgono che il pavimento della barca, in un punto, è leggermente sollevato. Viene scollato e attraverso una botola si scende in un vano, ricavato dopo aver modificato la struttura della sala macchine, nel quale vengono trovati 123 colli imballati con tanto di maniglia e con nastro adesivo marrone. Sono 3 tonnellate di hashish.
I furgoni. Chi non sale sulla barca rimane all'esterno del cancello che consente l'accesso alla darsena e nota il passaggio di due furgoni. Cercano di fermarli, ma i conducenti fuggono e solo dopo un inseguimento di chilometri vengono bloccati nel centro di Marina di Pisa. Dopo l’identificazione, gli agenti controllano i cellulari e scoprono i contatti con i tre sul “Cafè de Mar”. È la prova del legame. Sui due furgoni vengono trovati 70 involucri di cartone per imballaggio, una decina di nastri adesivi e 2 carrelli per trasporto materiale. Il supercarico dei corrieri va in fumo.
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