Gioco
«La Cina ci sottrae democrazia» Pisano in prima fila a Hong Kong
Enrico Santus, da più di un anno in Oriente, ha partecipato attivamente ai tumulti contro Pechino: «L’obiettivo era bloccare l’accesso alle banche, un fatto che ha provocato la reazione della polizia»
PISA. Tra le migliaia di "occhi a mandorla", lui non è passato inosservato. Lo chiamano “gweilo” (fantasma), termine che un tempo indicava in modo dispregiativo gli stranieri ed in particolare gli occidentali (oggi usato scherzosamente), ma lui, Enrico Santus, 27enne sardo trapiantato a Pisa, già collaboratore del Tirreno, si è stretto attorno al popolo hongkonghese ed è sceso in piazza per protestare contro i tentativi di completa annessione da parte del governo cinese.
Il primo luglio scorso, giorno che celebra il ritorno di Hong Kong sotto il controllo della Cina, in piazza c'era anche lui, da oltre un anno nella “regione amministrativa speciale della Repubblica popolare cinese” per un dottorato in linguistica computazionale. Uno dei pochi occidentali al fianco degli oltre 500mila manifestanti che hanno invaso il centro della città per rivendicare il suffragio universale ed elezioni libere (nella regione possono votare solo circa duemila persone, tutte legate alla Cina) e contestare il supporto che il governo è intenzionato ad offrire alla cosiddetta “White paper”, la carta bianca che Pechino ha imposto ad Hong Kong per riaffermare il totale controllo sull'ex colonia britannica. «Sono sempre stato interessato ai temi della democrazia - commenta Santus -. Pensare che un giorno questa regione, molto ospitale, non possa godere di libertà e democrazia, già adesso limitata, è una cosa che non accetto per i miei principi morali».
Santus ha partecipato sia alla grande manifestazione (autorizzata) che si è svolta nel centro della città che al presidio spontaneo, andato avanti un'intera notte, che si è formato davanti al Palazzo del Governo, nella strada che porta al quartiere degli affari, dove sono concentrate la maggior parte delle banche. Il sit-in rappresenta il primo atto di disobbedienza civile della popolazione. «L'obiettivo (riuscito) era bloccare l'accesso alle banche – spiega Santus –. Un fatto eclatante, che ha provocato anche la reazione della polizia». Le forze dell'ordine hanno accerchiato i manifestanti e tratto in arresto circa 500 persone. «La polizia non ha mai usato violenza - sottolinea lo studente laureato in linguistica computazionale all'Università di Pisa -, ma il presidio rappresenta un precedente importante perché è la prima volta che la popolazione vìola le regole».
Nel 1997 la sovranità di Hong Kong passa dal Regno Unito alla Cina e vengono concessi 50 anni di autonomia per rendere meno traumatico il passaggio. Negli ultimi anni di dominio, il Regno Unito ha cercato di democratizzare la regione, anche attraverso la creazione di un consiglio (una sorta di parlamento). Ciò ha rivoluzionato la società, in netto contrasto con il regime che contraddistingue la Cina, intenzionata ad annettere e sottomettere politicamente, economicamente e culturalmente Hong Kong, uno dei più grandi centri finanziari del mondo. «È una città che mi sta dando tanto – conclude lo studente pisano - e voglio contribuire alle battaglie per la libertà di Hong Kong».
Danilo Renzullo
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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