Sicurezza
Pisa, al pronto soccorso fino a dieci ore di attesa e lettini sistemati nel corridoio
Un pomeriggio a Cisanello tra pazienti stremati e personale oberato di superlavoro. La testimonianza: «L’ospedale è un’eccellenza, ma è gravissimo dover aspettare così tanto»
PISA. Quasi dieci ore di attesa per un codice verde, tre medici con sei persone in condizioni critiche, mentre altre decine di pazienti, aspettando di essere visitate, restano ammassate sui lettini nei corridoi dell’area triage. È la cronaca di un caotico pomeriggio di inizio estate al pronto soccorso di Cisanello.
Ma alcuni infermieri, a causa del personale ridotto all’osso, sostengono che questa sia da tempo la normalità. Siamo entrati nel pronto soccorso pisano martedì 1° luglio, a una settimana dallo sfogo del governatore Enrico Rossi, che su Facebook lo ha definito «il peggiore» della Toscana. Alle 15.15, al nostro arrivo, in visita ci sono 32 pazienti (di cui un codice rosso e nove gialli) e 24 in attesa. La sala è affollata e per ingannare il tempo si chiacchiera. «Ho lasciato l’auto all’ingresso con le quattro frecce», dice una signora. E sua madre, in tono severo, la sgrida intimandole di «toglierla subito», perché «la polizia non scherza». C’è un militare che ha accompagnato un collega. Parla al telefono con un superiore e gli spiega che dovrà attendere parecchio prima di avere delle notizie. Spostandoci nell’altra stanza, quella dei codici bianchi, un’infermiera chiama un numero. Si alza un uomo con l’occhio bendato. Per lui è una liberazione: l’attesa è finita.
«Era ora – si sfoga – sono qui da ieri sera». Ma il caos non è ancora cominciato. Da un’autoambulanza scende una signora anziana. È un codice giallo. Dice di stare molto male e i sanitari la spostano su un lettino. La sua visita, però, non inizierà a breve. Dal 118, infatti, alle 16 arriva la notizia di un frontale in viale D’Annunzio: quattro codici rossi in arrivo. Non saranno i soli, visto che i volontari di lì a poco trasporteranno al Dea una donna in condizioni critiche e un ciclista caduto per strada. I codici rossi salgono a sei, con soli tre medici di turno, che per lunga parte del pomeriggio resteranno chiusi nella shock room. In quei momenti la tensione è palpabile.
«Signori è un momento delicato, ora non potete entrare». L’addetto all’accettazione, vedendo un incessante via vai di persone, decide di lasciare fuori i parenti. Dentro si combatte fra la vita e la morte e basta poco per essere d’intralcio. Nel frattempo l’attesa diventa sempre più lunga. Chi è stato chiamato per essere visitato resta sui lettini nei corridoi, dove «è vietato sostare», così avverte un cartello sotto il quale è sdraiata una donna. Come lei altre 10-20 persone. Fuori, invece, fioccano le proteste. Sono le 17. «È dalle 13 che aspetto», si lamenta una ragazza con un braccio dolorante. Ma c’è chi attende da più tempo, come i diversi codici gialli (fino a sette). La signora Annamaria è di Cosenza. Dalla Calabria ha accompagnato per un day hospital il marito cardiopatico, diabetico e con un tumore al pancreas. Ma in reparto gli hanno diagnosticato un altro problema, consigliando la discesa al pronto soccorso. Così hanno fatto alle 10.30. Sono le 18 e ancora sono seduti in mezzo alla sala. È un codice verde.
«Da undici anni veniamo a Cisanello – spiega Annamaria – e lo trovo eccellente. Ma al Dea non ero mai stata, è gravissimo aspettare così tanto». Insieme a loro entriamo anche noi. I lettini sono ormai tutt’uno con le pareti. Troppi, per un ospedale ritenuto l’eccellenza della sanità toscana.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
