Proteste
Ecco l’Heidegger dei “Quaderni neri”
A Pisa un convegno internazionale organizzato dal prof. Fabris
PISA. Si è tenuto a Pisa il primo convegno internazionale di studi sugli Schwartze Hefte (o quaderni neri) recentemente pubblicati nei quali lo stesso filosofo esprime il suo pensiero personale sul rapporto con la politica e sulle sue idee, come detto, spesso controverse. «Questo seminario internazionale è stato il primo in Italia e uno dei primi in Europa sull'argomento di questa novità pubblicata recentemente – dice Adriano Fabris, ordinario di filosofia presso l’Università di Pisa e presidente del Cico (Centro interdisciplinare di ricerche e di servizi sulla comunicazione) - Sono stati pubblicati tre mesi fa una parte dei suoi quaderni privati chiamati quaderni neri per il colore della copertina. Questo ha fatto suscitare molte polemiche ancor prima che venissero pubblicati perché emergeva il carattere di antisemitismo di alcuni giudizi che Heidegger dava in queste sue riflessioni personali e private. Trattandosi di uno dei più importanti pensatore del '900 di cui si sapeva già la compromissione politica col nazismo ma vederli scritti ha suscitato una serie di interrogativi relativi al suo pensiero, ma più in generale sul rapporto tra filosofia e politica».
Qual'è il rapporto di Heidegger con la politica, ma in generale della filosofia?”
«Si divide in due parti. Nel caso di Heidegger l'antisemitismo non è stato rozzo e militante: aveva un'idea molto filosofica e astratta degli ebrei, giudicandoli i rappresentanti del pensiero moderno. Aveva una concezione pericolosa dell'ebraismo su un piano molto astratto. Quindi ci siamo chiesti quanto la filosofia può incidere sulla politica: il discorso sarebbe ampio, ma ci dev'essere una radicale distinzione tra la libera ricerca filosofica senza compromesso del potere e una filosofia che si trasforma in ideologia di servizio».
Come mai questi quaderni sono rimasti nascosti per anni?
«Dovevano essere pubblicati solo alla fine delle opere e ci sarebbero voluti almeno altri vent'anni. Si è voluto fare chiarezza su un dibattito che molto spesso, senza riferimenti a testi precisi, accusava Heidegger di antisemitismo concreto o cercava di difenderlo in tutti i modi. Era antisemita, ma aveva questa concezione molto astratta e metafisica. Parlava degli ebrei in generale come parlava dei tedeschi o greci antichi».
Non essendo un'opera ufficiale, ma una serie di appunti personali, perché risulta importante approfondire questi studi?
«Questi appunti iniziano col 1931 e sono stati stesi fino agli anni '60. Questi primi tre volumi vanno fino al 1941 e poi si continuerà a pubblicare anche gli altri per approfondire ancor di più il pensiero di Heidegger».
È soddisfatto dell'esito e della partecipazione del seminario?
«C'è stata una grande partecipazione e un valore culturale molto importante. Per la prima volta è stata fatta a livello europeo e il principale relatore era appunto il cultore ed editore di questi quaderni neri».
Lorenzo Vannozzi
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