Lutto
Peculato, l’oculista Severino rinuncia alla prescrizione
L’avvocato Menzione: dimostra la volontà dell'imputato di andare fino in fondo alla vicenda anche con proprio rischio personale
PISA. Rinuncia a una prescrizione quasi certa che lo avrebbe messo al riparo dalle conseguenze penali di un processo per fatti avvenuti tra il 1997 e il 2001.
La decisione presa dal dottor Dario Severino, 52 anni, di Pisa, è stata formalizzata davanti alla Corte d’Appello dove è iniziato il processo di secondo grado nel quale sono comparsi i quattro imputati (uno è nel frattempo deceduto) per la vicenda dei rimborsi gonfiati a spese dell’Asl presentati dalla casa di cura “Suore dell’Addolorata” di via Manzoni.
Nel luglio 2010 in primo grado il dottor Severino, oculista, venne condannato a 5 anni per peculato.
Stessa pena per l’allora titolare della Casa di cura, la suora Celestina Sabatino, 72 anni, e il direttore amministrativo della clinica, Paolo Baroncini, 59 anni, residente a Livorno, un'impiegata dell'Asl, ora in pensione, Rosalba Vittozzi, 69 anni. Tutti hanno presentato appello.
A livello civile - ma anche su questo fronte c’è un ricorso in appello - il Tribunale di Pisa ha condannato la casa di cura a risarcire con 5 milioni l’azienda sanitaria.
L’oculista è difeso dall’avvocato Ezio Menzione che spiega: «Il processo riguarda fatti che risalgono a un periodo tra il 1997 e il 2001 probabilmente prescritti se li si considera peculato e certamente prescritti se li si considera truffa».
Conclusa la relazione della presidente della corte, l'unico imputato presente, il dottor Dario Severino, oculista della clinica e coimputato, ha chiesto la parola per rivendicare la propria innocenza. E ha terminato il suo intervento dichiarando di rinunciare a qualunque prescrizione, «proprio perché convinto che la Corte non possa che rovesciare la sentenza di primo grado e mandarlo assolto» sottolinea il legale Menzione che aggiunge: «Come ben si sa, in Italia non usa rinunciare alla prescrizione, e se ne ricordano alcuni casi rilevanti che risalgono agli anni 50 (per esempio, il giornalista Guareschi). Il caso è più unico che raro e dimostra la volontà dell'imputato di andare fino in fondo alla vicenda anche con proprio rischio personale».
La Corte dopo aver sentito il Procuratore Generale e la parte civile ha rinviato al 7 ottobre per sentire le difese ed emettere la sentenza.(p.b.)
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