Il Tirreno

Pisa

Più di tremila al Cus per il concerto di Elio e le Storie Tese

di Gianluca Campanella
Più di tremila al Cus per il concerto di Elio e le Storie Tese

Spettacolo inaugurale del nuovo Neverending Tour L’artista milanese ha ringraziato Pisa dal vivo e su twitter

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PISA. Più di 3mila persone hanno visto venerdì sera il concerto al Cus di Elio e le Storie Tese, prima data del nuovo “Neverending tour” del gruppo rock demenziale e serata inaugurale della quinta edizione del Tower festival, kermesse di sport e non solo. Se «la misura della tristezza sono le lacrime» (per citare un tormentone della serata), la misura del successo di un concerto sono i commenti all’uscita: e la gente fa l’elenco dei pezzi non suonati, ma sprizza lo stesso un entusiasmo che contagia. Ciò vuol dire due cose: che la band milanese ha un repertorio sterminato e che sul palcoscenico è ineguagliabile.

Elio, da attore consumato, non si lascia sfuggire le occasioni: ironizza sulle consonanti aspirate quando una spettatrice gli richiede “La terra dei cachi”; oppure risponde «verso la fine» e senza scomporsi, al coro «nudo, nudo». Certo, qualcuna se l’è anche preparata: «Questa canzone piace anche agli alieni», dice di “Milza”, indicando il piccolo drone che sorvola il pubblico per le riprese aeree; e, prima di salire sul palco, «ci faremo seppellire nel camposanto monumentale di Pisa».

È il primo dei tanti riferimenti all’età dei componenti della band, da trent’anni sull’onda, che culmina con lo scherzoso paragone davanti ai tremila: «Non siamo mica i Rolling Stones». Elio è dissacrante, non perdona nessuno da Chopin a Gino Paoli. E l’architetto Mangoni dà forma visiva alle sue follie, presentandosi in scena volta per volta vestito da «massimo esponente del genere burlesque al maschile», in osceno completo attillato e tacco 15; o da peperone; infine da Elvis, prima cavalcato da Elio e poi ucciso, «perché il rock and roll esige le sue vittime sacrificali», con predicozzo contro la vivisezione.

Ogni parola è un impegno civile, ogni nota è una costruzione raffinata; e stupisce constatare quanto il gruppo sia bravo musicalmente – sia nella composizione che nell’esecuzione – eppure in Italia abbia numeri interessanti sì, ma non al livello di fenomeni commerciali che valgono molto meno. Forse perché Elio e le Storie Tese divertono e si divertono (impressionante vedere la new entry Paola Folli, voce femminile, piegata in due dalle risate in alcuni momenti); invece «sulla tristezza qualcuno costruisce una fortuna e io ieri ero triste 13 litri», suonano affiatati, mentre il front man cita “Totò le Mokò”, con un charleston alle spalle che aggredisce con la bacchetta e muovendosi come un soldatino.

A proposito di impegno: il presidente del Cus Pisa, Denny Innamorati, ricorda che i profitti del festival saranno devoluti al Cus L’Aquila; e il presidente del Cus abruzzese, Francesco Bizzarri, trova «un pensiero bellissimo che vi ricordiate di noi a cinque anni di distanza» dal terremoto. Andrebbero citati tutti, gli artisti e la scaletta; ma Cesareo alla chitarra a volte manda avanti la sezione armonica da solo e pare una spanna sopra tutti. Sui titoli ci sarebbe imbarazzo: menzioni speciali per “Il vitello dai piedi di balsa”, che è una metafora della vita, e “Tapparella”, a chiudere lo show di quasi due ore, seguita da “Nessun dorma” dalla Turandot con il gruppo che si inchina a Pisa. Città evocata più volte: «Voglio vedere le mani di Pisa» urla Elio con ossessione, durante il concerto, provocando pronti osanna dagli spettatori; e ieri sull’account ufficiale della band su Twitter: «Grazie Pisa!», esclamativo compreso.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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