Il Tirreno

Pisa

Una pisana vice console a San Paolo del Brasile

di Gianluca Campanella

Francesca Maria Orsini testimonial di una mostra sulle donne in diplomazia «Cambiamo Paese ogni quattro anni, la partenza è il momento più significativo»

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PISA. Francesca Maria Orsini, pisana, 31 anni, è il nuovo vice console d’Italia a San Paolo e, a sua insaputa, anche una modella: infatti, la foto che la rappresenta «affogata tra le valige, mentre chiudevo casa e a poche ore dall’imbarco per la città brasiliana» è stata scelta come locandina della mostra “Donne & diplomatiche” che si svolge in questi giorni a Roma.

Cominciamo da qui: l’associazione “Donne in diplomazia” ha invitato tutte le colleghe a inviare una foto che immortalasse un momento rappresentativo della vita professionale o privata. E Francesca ha pensato «che la partenza fosse il più significativo di questa professione. Ogni quattro anni cambiamo Paese e letteralmente chiudiamo una casa, una vita, per riaprirne un’altra a migliaia di chilometri di distanza. È il bello e il brutto di questo lavoro: ci lasciamo alle spalle tanto, ci possiamo portare dietro poco, ma arriviamo nella nuova sede pronti a ricominciare». La foto è stata scelta dall’associazione tra oltre 200 inviate. La motivazione? «I tacchi! Mi hanno detto che appena hanno visto la confusione della casa e della valigia affrontata con i tacchi a spillo hanno deciso di scegliermi. In effetti, siamo diplomatici con i tacchi a spillo in senso figurato; e anche in sedi disagiate e belliche rimaniamo delle donne».

Il Brasile è stata una sua richiesta: «Non mi sarei mai fatta sfuggire l’occasione di vivere il Brasile durante i mondiali di calcio e le Olimpiadi». E ha già un sogno per i prossimi quattro anni: «Se sarà riaperta, vorrei lavorare all’ambasciata di Damasco. Per il precedente lavoro mi trovavo in Siria a marzo 2011, per pochi giorni, e ogni volta che vedo le immagini di quel Paese meraviglioso distrutto dalla guerra non me ne capacito. Vorrei poter contribuire alla sua ricostruzione».

In realtà da molto tempo Francesca coltiva la passione per la cultura arabo-musulmana in tutti i suoi aspetti, dalla danza del ventre, all’arabo, al diritto islamico. Ciò a causa di «un ragazzo saudita bellissimo, incontrato in vacanza». Da perfetta diplomatica non vuole aggiungere altro, anzi oppone uno scherzoso «no comment» sulla sua vita privata. Poi ci ripensa: «Vita sentimentale attualmente complicata, ma vorrei sposarmi tra qualche anno e avere un figlio». Una professione così, non sempre lo consente. Ogni volta si “ricomincia” in un Paese nuovo e «vi sono difficoltà materiali e psicologiche. Dal punto di vista logistico bisogna riorganizzare la vita quotidiana, dalla casa, all’apertura del conto corrente alla ricerca del parrucchiere o della palestra, all’adattamento alla nuova alimentazione; il tutto in un contesto di cui non si conoscono le regole e spesso neanche la lingua».

Ma l’aspetto più complicato è quello «psicologico: si deve lasciare la rete di conoscenze che poi costituiscono l’appoggio e la sicurezza individuale, per trovarne delle altre. Per non parlare della difficoltà di compagni, compagne a seguirci, che rinunciano molto spesso alla propria carriera». Una battuta: «Ogni tanto mi mancano l’olio dei Monti pisani e la schiacciata». Ma nessun rimpianto: «Non è stato facile, ho dovuto studiare tanto e fare grandi sacrifici, ma ne è valsa la pena. Le soddisfazioni riguardano i contatti umani e il contributo che si può offrire. Se mi si consente una sintesi, il diplomatico è il pr del proprio Paese».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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