Il Tirreno

Pisa

«Galilei, gli enti locali devono mantenere il 34% di azioni Sat»

di Gianluca Campanella
«Galilei, gli enti locali devono mantenere il 34% di azioni Sat»

L’assemblea regionale di Sel è critica verso Enrico Rossi «Accordi rovesciati dalla giunta». In dubbio il voto sul Pit

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PISA. Carlo Scaramuzzino, presidente dell’assemblea regionale di Sel, a nome del partito dichiara che «noi saremo solidali con chi lavora affinché i soci pubblici di Pisa mantengano il 34% delle quote in Sat», la società che gestisce lo scalo Galilei. In una frase riassume il senso del documento votato all’unanimità sabato scorso da tutti i delegati regionali di Sel.

Sono vari gli argomenti a sostegno, ma il principale è l’accordo di programma “Toscana democratica” con cui il partito di Vendola ha aderito alla coalizione del governatore Enrico Rossi: esso prevedeva «un sistema aeroportuale integrato, governato da una holding a maggioranza pubblica». Sel ritiene che sia stato disatteso due volte: non c’è più la maggioranza pubblica e l’ingresso dei privati segue «logiche del puro profitto che porteranno a sacrificare un polo rispetto all’altro». Scaramuzzino trae la conclusione: «La giunta Rossi ha rovesciato l’accordo, quindi non ci sentiamo vincolati al patto di maggioranza». Significa che il primo luglio voteranno contro il Pit, Piano di indirizzo territoriale, vera e propria variante urbanistica che rivedrà il futuro della zona “Parco della Piana-aeroporto Vespucci”? La replica: «Il patto di maggioranza prevede cose diverse». Insomma, il non detto è la speranza che una mano venga dal Pd, dove «ci sono discussioni in corso e i due consiglieri regionali di Prato hanno votato contro».

Il capogruppo in consiglio comunale, Simonetta Ghezzani, dubita che la pista più lunga a Firenze si farà, «perché i 120 milioni pubblici sono solo promessi e non sono scritti da nessuna parte e perché è prevista in un luogo totalmente inadeguato dal punto di vista ambientale». Ma, se comunque la approvano, si apre un meccanismo pericoloso: prima di scoprire che non si può fare, «intanto c’è il rischio di episodi di natura speculativa»; secondo, «si comincia a parlare di esuberi»; infine, se c’è la corsa per terminare «entro il G7 del 2017, si lavora in regime d’emergenza, che in Italia si vede dove porta».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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